A dare la notizia lo stesso Primo cittadino della Perla del Tirreno con un suo post sulla pagina personale di facebook
Ancora una volta Tropea si ritrova a fare i conti con una vicenda destinata a far discutere e ad alimentare interrogativi sul futuro amministrativo della città. Quando sembrava che, archiviata la stagione dello scioglimento per infiltrazioni mafiose e delle polemiche che ne sono seguite, la perla del Tirreno potesse finalmente concentrarsi esclusivamente sul rilancio turistico e amministrativo, arriva una notizia che rischia di riaprire ferite mai del tutto rimarginate.
A comunicarla è stato lo stesso sindaco Giovanni Macrì con un messaggio pubblicato sui social network. Poche righe che hanno immediatamente fatto il giro della città e della Calabria, generando sorpresa e inevitabile preoccupazione.
«Il Tribunale di Vibo Valentia ha dichiarato la mia incandidabilità quale conseguenza dell’avvenuto scioglimento, nell’aprile del 2024, degli organi elettivi per sospetti di infiltrazione mafiosa», ha scritto il primo cittadino, richiamando quell’atto che aveva portato alla caduta dell’amministrazione comunale e all’insediamento della commissione straordinaria.
Macrì, nel rispetto della vicenda giudiziaria ancora aperta, ha scelto di non entrare nel merito della decisione: «Il rispetto istituzionale mi impone di non commentare la Sentenza che sarà oggetto di impugnazione», ha spiegato, evidenziando però un elemento che considera significativo: la richiesta sarebbe stata accolta esclusivamente nei suoi confronti e non anche verso l’assessore Greta Trecate.
Al di là degli aspetti strettamente giuridici, che saranno chiariti nei prossimi gradi di giudizio, la notizia produce inevitabilmente un effetto politico e istituzionale di grande portata.
Perché Giovanni Macrì non è soltanto il sindaco di Tropea. È il protagonista della vita amministrativa cittadina degli ultimi anni, il volto politico che più di ogni altro ha accompagnato la crescita dell’immagine nazionale e internazionale della città, contribuendo a trasformarla in una delle principali destinazioni turistiche del Mezzogiorno.
Proprio per questo la decisione del Tribunale assume un peso che va ben oltre la vicenda personale del primo cittadino.
La sensazione che si respira è quella di una città che ancora una volta vede riaffacciarsi lo spettro dell’incertezza. E ciò avviene in un momento particolarmente delicato. Macrì si è infatti appena reinsediato dopo la vittoria elettorale e aveva già impresso un ritmo serrato all’attività amministrativa, avviando incontri istituzionali, programmando interventi e rilanciando numerosi punti del programma elettorale.
Nel suo messaggio il sindaco ha voluto rassicurare i cittadini: «Tale pronuncia non produce alcun effetto immediato sull’attività amministrativa dell’Ente, la quale prosegue con assoluta regolarità, dedizione e nell’esclusivo interesse della nostra Città».
Parole che mirano a garantire continuità amministrativa e serenità alla comunità, ma che inevitabilmente non cancellano le domande che da oggi iniziano a circolare tra cittadini e operatori economici.
Quali saranno i tempi dell’impugnazione? Quali effetti potrà produrre l’esito definitivo della vicenda? Ci saranno conseguenze sul governo della città? E soprattutto, quali ripercussioni potrà avere tutto questo sull’immagine di una località che vive principalmente di turismo e che negli ultimi anni ha costruito il proprio successo anche sulla capacità di presentarsi come modello di rinascita e buona amministrazione?
Sono interrogativi legittimi ai quali oggi non è ancora possibile dare una risposta.
Ciò che appare evidente è che Tropea, ancora una volta, si ritrova al centro di una vicenda destinata ad attirare l’attenzione dell’opinione pubblica regionale e nazionale. Una città che negli ultimi anni ha saputo conquistare riconoscimenti, classifiche e primati turistici, ma che continua periodicamente a essere chiamata a confrontarsi con questioni che nulla hanno a che vedere con il mare cristallino, le presenze record o la promozione del territorio.
La speranza della comunità tropeana è che la vicenda possa trovare rapidamente chiarezza nelle sedi competenti. Perché la città ha bisogno di certezze. E perché, dopo anni di commissariamento, campagne elettorali e tensioni istituzionali, l’ultima cosa di cui Tropea aveva bisogno era l’apertura di un nuovo fronte di incertezza.
Eppure è esattamente ciò che è accaduto. Quando la stagione estiva è ormai alle porte e la capitale del turismo calabrese si preparava a parlare soltanto di accoglienza, sviluppo e futuro.








