Le prese di posizione di Cgil Calabria, Uil e Uila Calabria e Coldiretti Calabria
La tragedia di Amendolara, costata la vita a quattro lavoratori stranieri, continua a scuotere la Calabria e ad alimentare una riflessione che va ben oltre il drammatico episodio di cronaca. Nel corso delle audizioni davanti alla VI Commissione Agricoltura del Consiglio regionale, sindacati e organizzazioni agricole hanno lanciato un appello unanime: trasformare l’indignazione in azioni concrete per contrastare il caporalato e lo sfruttamento del lavoro.
La CGIL Calabria, rappresentata dalla segretaria regionale Celeste Logiacco e dai dirigenti della Flai Bruno Costa e Battista Platì, ha ribadito la necessità di applicare in modo rigoroso la legge nazionale contro il caporalato, rafforzando controlli e ispezioni nei settori più esposti allo sfruttamento. Il sindacato ha inoltre chiesto maggiori tutele per i lavoratori migranti, interventi su trasporti e alloggi e il potenziamento degli strumenti pubblici di collocamento per sottrarre manodopera e imprese all’intermediazione dei caporali.
Per la CGIL, la strage non può essere archiviata come una semplice lite tra stranieri. Al contrario, va inserita in un contesto caratterizzato da sfruttamento, ricatti, illegalità diffusa e possibili infiltrazioni della criminalità organizzata. Un sistema che, secondo il sindacato, coinvolge l’intera filiera del reclutamento e dell’impiego della manodopera agricola.
Sul fronte delle proposte operative, UIL e UILA Calabria hanno presentato una serie di emendamenti alla legge regionale sul contrasto al caporalato. Tra le misure suggerite figurano il rafforzamento della Rete del lavoro agricolo di qualità, campagne permanenti di informazione, monitoraggio dei fabbisogni occupazionali, protocolli con Prefetture e forze dell’ordine, percorsi di formazione e mediazione culturale per i lavoratori stranieri.
Particolare attenzione è stata dedicata alla creazione di strumenti capaci di favorire l’incontro regolare tra domanda e offerta di lavoro, anche attraverso una piattaforma regionale condivisa tra organizzazioni datoriali e sindacali. Un sistema che consentirebbe di sottrarre alla criminalità il controllo del reclutamento dei braccianti.
Anche Coldiretti Calabria ha portato il proprio contributo al dibattito, chiedendo un approccio equilibrato che combatta con fermezza ogni forma di sfruttamento senza però criminalizzare un comparto composto in larga parte da aziende che operano nel rispetto delle regole. Il presidente Franco Aceto ha sostenuto la proposta di un Tavolo permanente di coordinamento tra istituzioni, forze dell’ordine e parti sociali e ha invocato controlli più efficaci lungo tutta la filiera agroalimentare.
Tra le priorità indicate da Coldiretti figurano il miglioramento delle condizioni di accoglienza dei lavoratori stagionali, il sostegno agli investimenti per alloggi e trasporti, la premialità per le imprese virtuose e una vigilanza più mirata sui reali fenomeni criminali.
Al termine delle audizioni, i rappresentanti sindacali hanno incontrato il presidente della Regione Roberto Occhiuto e l’assessore al Lavoro Giovanni Calabrese, ricevendo segnali di attenzione sulle proposte avanzate.
Dalla Commissione regionale emerge così una convinzione condivisa: la tragedia di Amendolara deve rappresentare un punto di svolta. Perché il contrasto al caporalato non riguarda soltanto la tutela dei lavoratori più fragili, ma anche la difesa della legalità, della dignità del lavoro e delle migliaia di imprese agricole che ogni giorno operano nel rispetto delle regole.









