Avrebbe rivevuto oltre 8,5 milioni di fondi pubblici che avrebbe in parte usato per compensare i suoi debito verso lo stato attraverso il credito d’imposta
Il turismo, in Calabria ed in provincia di Vibo valenti dovrebbe essere uno dei maggiori volani per lo sviluppo del territorio, viste le bellezze paesaggistiche che la natura le ha regalato e quelle lasciate dall’uomo in tempi lontani non meno di pregio.
Per valorizzare questi gioielli negli anni sono state messe a disposizione di enti e soprattutto di imprenditori importanti erogazioni di fondi che in gran parte sono state utilizzate in maniera congrua altre volte invece no, come sembrerebbe visto il provvedimento di sequestro eseguito dalle Fiamme Gialle di Vibo Valentia nei confronti di un professionista della provincia, particolarmente attivo nel settore turistico-ricettivo mediante la gestione di importanti strutture presenti lungo la “Costa degli Dei”, indagato per i reati di indebita percezione di erogazioni pubbliche ed indebita compensazione. Sono altresì contestati illeciti amministrativi dipendenti da reato per “responsabilità amministrativa degli enti”.
I benefici incriminati erano quelli previsti dalla misura agevolativa denominata “Credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno”, infatti le indagini avrebbero consentito di accertare che l’indagato, operando attraverso una ditta individuale e due società attive nel settore turistico-ricettivo, avrebbe attestato falsamente l’esecuzione di ingenti investimenti, così conseguendo indebitamente crediti d’imposta per importi milionari, compensandone una parte.


In particolare, gli investimenti dichiarati sarebbero risultati, in larga parte, inesistenti o non ammissibili ai benefici previsti dalla normativa di settore, in quanto riferiti a strutture in stato di abbandono, prive dei necessari titoli autorizzativi o, comunque, carenti dei requisiti prescritti per il riconoscimento dell’agevolazione fiscale. Uno di questi sarebbero i ruderi di Torre Balì, la torre di avvistamento situata a Santa Domenica di Ricadi, che fa parte del sistema difensivo costiero del XVI secolo voluto da Don Pedro di Toledo per proteggere la costa dai pirati saraceni. Era la torre principale dove risiedeva il “balì”, il comandante, che aveva il compito di coordinare le altre torri vicine e organizzare la difesa. Della struttura originaria oggi rimangono solo dei ruderi visibili nel territorio di Santa Domenica. È parte di un circuito di 5 torri della costa di Capo Vaticano, di cui oggi ne rimangono pienamente visibili solo tre: Torre Marrana, Torre Ruffa e, appunto, Torre Balì.
Sulla base di quanto accertato, il G.I.P. del Tribunale di Vibo Valentia ha disposto il sequestro preventivo, anche per equivalente, per oltre 8,5 milioni di euro finalizzato alla successiva confisca.
Al termine delle attività investigative, il professionista è stato anche segnalato alla Procura della Repubblica poiché, avrebbe conseguito indebitamente erogazioni pubbliche destinate a sostenere gli investimenti nel Mezzogiorno.










