Un detenuto, che era ospitato nel reparto di osservazione perché affetto da problematiche psichiatriche e considerato di difficile gestione, avrebbe colpito una agente di Polizia Penitenziaria con diversi pugni al volto.
Ancora un’aggressione in carcere e ancora da parte di un detenuto con particolari fragilità psichiatriche.
È avvenuta ieri sera verso le 18.30, al rientro dei detenuti dalla saletta della socialità.
A denunciare il tutto il SAPPE, il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, secondo il quale il detenuto che era ospitato nel reparto di osservazione perché affetto, appunto, da problematiche psichiatriche e considerato di difficile gestione, avrebbe improvvisamente aggredito un agente della Polizia Penitenziaria, colpendolo con diversi pugni al volto.
L’agente immediatamente soccorso è stato trasportato al pronto soccorso dell’ospedale Jazzolino dove gli è stata data una prognosi di sette giorni. In seguito è stato affidato al reparto di Otorinolaringoiatria per ulteriori accertamenti clinici.
Il segretario provinciale del Sappe, Gianpiero Greco, sottolinea come questo episodio rappresenti soltanto l’ultimo di una lunga serie di aggressioni subite dagli operatori penitenziari: «Si tratta dell’ennesima aggressione ai danni del personale di Polizia Penitenziaria. Gli operatori sono quotidianamente esposti a gravi rischi durante il servizio. È ormai improcrastinabile un intervento serio e concreto da parte dell’Amministrazione Penitenziaria per garantire la sicurezza del personale e tutelarne l’integrità fisica».
Il sindacato evidenzia inoltre come la presenza di detenuti con gravi disturbi psichiatrici in strutture non adeguatamente attrezzate renda sempre più complesso il lavoro del personale, chiedendo il trasferimento dei soggetti responsabili di episodi di particolare violenza in istituti specializzati e maggiormente idonei alla loro gestione.
«Il personale di Polizia Penitenziaria non può più essere lasciato solo – aggiunge il segretario del SAPPE – Servono misure immediate per garantire condizioni di lavoro sicure, una gestione adeguata dei detenuti più problematici e una reale tutela di chi ogni giorno assicura la legalità all’interno delle carceri italiane».










