L’estate è iniziata, la popolazione aumenta con l’arrivo dei turisti e proprio nei mesi più delicati dell’anno il sistema dell’emergenza è chiamato allo sforzo maggiore
La sanità del Vibonese torna al centro del confronto istituzionale. La Conferenza dei sindaci, riunitasi ieri sotto la presidenza del sindaco di Mileto Salvatore Fortunato Giordano, ha rappresentato un momento importante di verifica e di interlocuzione con i vertici dell’Asp di Vibo Valentia e di Azienda Zero su una delle questioni più delicate per il territorio: l’organizzazione dell’emergenza-urgenza e, più in generale, lo stato dei servizi sanitari provinciali.
Un confronto franco, durante il quale i sindaci hanno riportato sul tavolo le criticità che quotidianamente vengono segnalate dai cittadini. Tra queste, quella del Servizio di emergenza-urgenza 118 continua ad assumere i contorni di una vera emergenza nell’emergenza.
Particolarmente significativo l’intervento del sindaco di Pizzoni, forte anche della sua esperienza venticinquennale come operatore del 118, che ha fotografato una situazione allarmante nelle aree montane della provincia. Dopo il passaggio della gestione ad Azienda Zero, la postazione di Soriano Calabro avrebbe registrato, nel solo mese di giugno, ben ventotto turni scoperti, un dato che evidenzia come il problema non sia episodico ma strutturale.
Non meno preoccupante quanto evidenziato dal sindaco di Serra San Bruno, che ha richiamato l’attenzione sull’utilizzo di un elisoccorso per una semplice constatazione di decesso, episodio che testimonia come le difficoltà organizzative rischino di tradursi in un utilizzo non ottimale delle già limitate risorse disponibili.
Nel corso della riunione il direttore sanitario di Azienda Zero, Domenico Minniti, ha posto l’accento su un altro aspetto del problema, sostenendo che una percentuale molto elevata delle chiamate al 118 e degli accessi ai Pronto soccorso sarebbe impropria, trattandosi spesso di codici verdi o situazioni che potrebbero trovare risposta attraverso altri servizi territoriali.
Una considerazione che trova riscontri anche nelle statistiche nazionali e che richiama la necessità di rafforzare la medicina territoriale. Tuttavia, proprio qui si apre una riflessione che merita attenzione. Se il territorio non offre risposte adeguate, è inevitabile che il cittadino finisca per rivolgersi al Pronto soccorso o al 118 anche per problematiche che, in condizioni normali, dovrebbero essere gestite altrove.
Sul tema interviene con un commento scritto a noi fatto pervenire, anche il dottor Saverio Ferrari, delegato provinciale dello SMI dell’Asp di Catanzaro, che pur riconoscendo l’esistenza di un uso spesso improprio del servizio di emergenza contesta l’idea che questa sia la causa principale della crisi. Secondo Ferrari, negli ultimi anni non sarebbero stati adottati interventi concreti per rendere più attrattivo il lavoro nel 118, né sotto il profilo organizzativo né sotto quello contrattuale. Il rappresentante sindacale richiama inoltre la possibilità di ricorrere alle prestazioni aggiuntive previste per i dirigenti medici, soluzione che potrebbe contribuire almeno a ridurre il numero dei turni privi di medico.
È una posizione che alimenta un dibattito tutt’altro che marginale e che evidenzia come la crisi del sistema non possa essere ricondotta a una sola causa. Carenza di personale, difficoltà nel reclutamento, organizzazione territoriale insufficiente, Continuità assistenziale sempre più in affanno e Pronto soccorso sovraccarichi sono tasselli di uno stesso mosaico.
La Conferenza dei sindaci ha avuto il merito di riportare queste problematiche al centro del confronto istituzionale. Non era scontato. In altre realtà calabresi, fanno notare alcuni osservatori, il coinvolgimento delle amministrazioni comunali sulle questioni sanitarie appare decisamente meno incisivo.
Ma adesso la fase dell’analisi dovrebbe lasciare spazio a quella delle decisioni. Perché l’estate è iniziata, la popolazione aumenta con l’arrivo dei turisti e proprio nei mesi più delicati dell’anno il sistema dell’emergenza è chiamato allo sforzo maggiore.
I cittadini non chiedono miracoli. Chiedono che, quando compongono il 118, dall’altra parte ci sia un servizio in grado di garantire quella tempestività che rappresenta la ragione stessa per cui il sistema dell’emergenza territoriale è stato istituito. Su questo terreno si misurerà la capacità delle istituzioni di trasformare il confronto di ieri in interventi concreti, perché sulla salute il tempo delle diagnosi è ormai finito: servono le cure.










