Sul monumento ai Caduti si apre un nuovo fronte: al sindaco arriva un documento contro l’ipotesi del cannone a firma dei figli dello scultore e dell’architetto suo allievo
Sul dibattito che da giorni anima San Gregorio d’Ippona attorno alla possibile ricollocazione del cannone accanto al Monumento ai Caduti arriva una presa di posizione destinata a pesare nella discussione. A intervenire sono Gregorio e Rocco Farfaglia, figli dello scultore Fortunato Farfaglia, autore del monumento inaugurato nel 1978, che hanno inviato una comunicazione ufficiale al sindaco e al Consiglio comunale, allegando anche il progetto originario dell’opera e una relazione dell’architetto Antonio Lorè, allievo e amico dell’artista.
Nel messaggio, i due figli spiegano di essere intervenuti “per amore di verità”, dopo aver letto numerosi articoli e commenti sui social riguardanti la vicenda del cannone rimosso durante l’amministrazione guidata dall’allora sindaco Farfaglia.
«Nostro padre Fortunato Farfaglia – scrivono – ideatore, progettista e autore dell’opera, ha sempre lamentato che la posa del cimelio (cannone) sul monumento snaturava l’opera e la rendeva meno visibile nella sua espressione più autentica».
Una testimonianza che, secondo i familiari, non lascia spazio a interpretazioni. L’autore del monumento avrebbe infatti sempre sostenuto che il cannone dovesse essere eliminato perché estraneo alla concezione artistica dell’opera. Al suo posto, invece, il progetto originario prevedeva una grande sfera di circa un metro e mezzo di diametro, pensata come simbolo universale dedicato ai caduti di tutte le guerre.
Proprio per rafforzare e documentare questa ricostruzione, Gregorio e Rocco Farfaglia spiegano di aver chiesto all’architetto Antonio Lorè, che fu allievo e amico personale dello scultore, di mettere per iscritto i propri ricordi e la propria conoscenza diretta della vicenda.
La relazione di Lorè, già trasmessa al Comune, ricostruisce il significato artistico del monumento e sostiene che l’inserimento del cannone abbia finito per alterare l’equilibrio progettuale immaginato da Fortunato Farfaglia. Secondo l’architetto, infatti, l’opera nasceva come un forte messaggio di memoria e di pace, affidato alla stele con il bassorilievo e alla sfera simbolica, elementi pensati per rappresentare il dolore universale provocato dalla guerra e non certo gli strumenti bellici.
L’architetto Antonio Lorè, già docente di Storia dell’Arte è stato, come si diceva, allievo dello scultore Fortunato Farfaglia, autore del monumento inaugurato nel 1978. L’architetto richiama inoltre la concezione artistica di Fortunato Farfaglia, spiegando che il monumento fu progettato come un dialogo tra due elementi: una stele con un intenso bassorilievo dedicato al dramma umano della guerra e una sfera lacerata, simbolo delle devastazioni provocate dalla violenza dell’uomo. Un’opera pensata, dunque, per parlare di dolore, sacrificio, pace e memoria, non di esaltazione degli strumenti bellici.
Nelle conclusioni della relazione il giudizio è netto: reintrodurre il cannone significherebbe trasformare un monumento nato come monito contro la guerra in un’opera che rischierebbe di esaltare, sia pure involontariamente, un’arma da combattimento, tradendo così il pensiero del suo autore.
Il documento, protocollato dal Comune e indirizzato al sindaco, aggiunge dunque un importante elemento di riflessione a una vicenda che continua a dividere l’opinione pubblica locale. Non si tratta soltanto della scelta di collocare o meno un manufatto, ma della tutela dell’identità culturale e del significato storico di un’opera pubblica che da quasi cinquant’anni rappresenta la memoria della comunità di San Gregorio d’Ippona.
Con l’intervento dei figli dello scultore e con la memoria storica affidata all’architetto Lorè, il confronto assume oggi un significato ancora più profondo. Non si discute soltanto della presenza o meno di un vecchio cimelio militare, ma del rispetto della volontà dell’artista che ideò il monumento e del valore simbolico che esso continua a rappresentare per la comunità di San Gregorio d’Ippona.











