In Calabria il 74,5 per cento dei comuni è privo di uno sportello bancario e a dominare la classifica nazionale delle province è quella di Vibo Valentia dove oltre il 52,6 per cento della popolazione risiede in comuni abbandonati dalle banche
In questi ultimi anni, non sono stati pochi i servizi e le proteste dei cittadini che abbiamo registrato, allorquando si prospettava la chiusura di uno sportello bancario in una zona interna della nostra provincia; piano piano persino le banche di prossimità, cioè quegli istituti di credito radicati nel territorio, che focalizzavano il loro lavoro basandosi sul rapporto umano e sul supporto alle famiglie e alle piccole imprese locali, come le Banche di Credito Cooperativo (BCC) e le Casse Rurali, hanno abdicato al loro ruolo trasformandosi come se fossero grandi istituti di credito, applicando gli stessi criteri nei rapporti con i clienti, basandosi solo sulla massimizzazione del profitto e null’altro. (i video che si trovano all’interno dell’articolo si riferiscono a quello che è successo nel 2022 a Dasà)
Tutte quelle proteste e quei gridi d’allarme, non hanno trovato accoglimento, e via via gli sportelli bancari sono stati chiusi, nella certezza che la maggior parte delle transazioni si sarebbe trasformata in digitale così da permettere anche una maggiore tracciabilità del denaro.
Non importava se le persone anziane, che sono la maggioranza della popolazione dei centri più periferici, non sapevano dove rivolgersi, non importava se il piccolo agricoltore o artigiano non aveva più un punto di riferimento o una conoscenza per ottenere un piccolo prestito per mandare avanti la sua attività, l’uno criterio era diminuire i costi, sia del personale che delle strutture. E si è andati avanti per anni. Ora però vengono lanciati gli allarmi dai rappresentati di categoria, soprattutto dopo l’elaborazione dei dati sugli sportelli bancari eseguita dal Centro Studi CNA.
“In Calabria il 74,5 per cento dei comuni è privo di uno sportello bancario e a dominare la classifica nazionale delle province è quella di Vibo Valentia dove oltre il 52,6 per cento della popolazione risiede in comuni abbandonati dalle banche”.
“Dati allarmanti – commenta il presidente CNA Calabria Giovanni Cugliari – che minano non solo il tessuto produttivo ed economico, ma anche quello sociale. È ora di aprire una riflessione e di ripensare la geografia dei presidi bancari”.
Nel comunicato diramato dalla Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa: “In Italia tra il 2015 e il 2025 la rete è scesa da 30.258 a circa 19.140 filiali: oltre 11mila presìdi in meno, con una contrazione del 36,7%.
Ad andare in affanno sono non solo i cittadini, ma anche le imprese. La Calabria è la terza regione d’Italia per numero di imprese (32mila) in comuni senza sportello. Tra le province Cosenza occupa il terzo posto nella classifica nazionale, mentre in valore percentuale Vibo Valentia domina la classifica dell’incidenza sul sistema produttivo locale (42,2 per cento).
E se diminuiscono le banche, aumenta la pressione sui presidi rimasti. La Calabria, anche in questo caso, è la regione con le province in cui il fenomeno è più presente. Crotone ha il primato italiano con una media per ogni sportello di 713 imprese. Non è da meno Reggio Calabria con 617 e Vibo Valentia con 536.
Ad incidere sul progressivo smantellamento fisico del sistema bancario sono la desertificazione dei piccoli centri e la digitalizzazione del sistema.
La modernizzazione del sistema non può fagocitare i classici sportelli bancari. Specie per le micro e piccole imprese, che costituiscono l’asse portante dell’economia artigiana calabrese – spiega il presidente Cugliari –, il rapporto personale significa fiducia e certezza. Servono interlocutori capaci di conoscere l’azienda, valutarne i progetti e accompagnarne gli investimenti. Aspetti fondamentali per costruire per l’impresa e per il territorio stesso. Ecco perché riteniamo che non possa essere applicata una formula ragionieristica e usata la forbice per tagliare gli sportelli. Piuttosto, auspichiamo come CNA Calabria che si inverta questa tendenza che vede la nostra regione e i suoi territori drammaticamente protagonisti”.
Le conseguenze sono anche di tipo sociale. La Calabria da tempo va incontro ad un severo inverno demografico – aggiunge il presidente – acuito dai tanti giovani che vanno via. Lo spopolamento progressivo dei centri con meno servizi, porta a concentrarsi proprio in queste aree gli anziani, quindi i più fragili. Sono loro i primi a pagare le conseguenze del non potere avere uno sportello bancario nel proprio comune. Non è a loro che si può chiedere di scaricare un’app bancaria o di rivolgersi a un call center. I presidi bancari sono anche tutela”.










