L’imprenditore: «La violenza non fermerà chi lavora onestamente». La condanna del sistema Confindustria. Ceravolo (ANCE): «In gioco il futuro economico della Calabria». La solidarietà della Feneal Uil Calabria
Un gesto che va ben oltre il danneggiamento di alcuni mezzi meccanici. È un attacco diretto al lavoro, alle imprese e alla libertà di fare impresa in Calabria quello consumatosi nella notte nel cantiere del lungomare di Schiavonea, dove ignoti hanno devastato tutti i mezzi operativi dell’Italiana Gas S.r.l., l’azienda guidata dal presidente di ANCE Calabria, Roberto Rugna, impegnata nei lavori di convogliamento delle acque bianche.
All’alba, nel cantiere, lo scenario era quello di una vera e propria devastazione: mezzi distrutti e un colpo durissimo inferto a un’impresa che da quasi quarant’anni opera nel settore delle opere civili, delle infrastrutture e delle reti di distribuzione di acqua e gas.
Non si è fatta attendere la reazione del presidente Roberto Rugna, che ha scelto di rispondere con parole ferme e senza alcuna intenzione di arretrare.
«Chi ha compiuto questo gesto – ha dichiarato – non ha distrutto soltanto dei mezzi meccanici. Ha cercato di colpire il lavoro di un’intera squadra di persone, il sacrificio quotidiano di un’impresa e la libertà di fare impresa onestamente. È un atto vile che ci addolora profondamente, ma che non cambierà di una virgola il nostro modo di essere».

Ancora più netto il messaggio rivolto agli autori dell’intimidazione: «A chi tenta di fermarci rispondiamo con una scelta precisa: andare avanti. Continueremo a lavorare con la stessa determinazione di sempre, perché crediamo che il lavoro onesto sia la risposta più forte a ogni forma di criminalità e che nessuno possa decidere il futuro della nostra terra attraverso la paura».



L’episodio ha immediatamente provocato la reazione dell’intero sistema confindustriale calabrese. In una nota congiunta hanno espresso «profondo sdegno per il vile attentato intimidatorio» il presidente di Unindustria Calabria e Confindustria Catanzaro, Aldo Ferrara, insieme al vicepresidente nazionale di Confindustria Natale Mazzuca, ai presidenti territoriali Giovan Battista Perciaccante (Cosenza), Rocco Colacchio (Vibo Valentia), Mario Spanò (Crotone), Domenico Vecchio (Reggio Calabria) e a tutto il mondo confindustriale della regione.
Per gli industriali calabresi, la devastazione dei mezzi dell’Italiana Gas «rappresenta un episodio di inaudita gravità» perché quando la violenza entra in un cantiere «viene colpito un principio fondamentale: la libertà di lavorare e di fare impresa nella propria terra senza subire intimidazioni o condizionamenti».


Parole di forte vicinanza sono arrivate anche dal presidente di ANCE Vibo Valentia, Domenico Ceravolo, che ha espresso la solidarietà dell’associazione a Roberto Rugna, all’Italiana Gas, ai lavoratori e alle loro famiglie.
«La Calabria non può consentire che la paura diventi un fattore con cui un imprenditore debba fare i conti quando decide se investire, assumere, aprire un cantiere o partecipare alla realizzazione di un’opera pubblica. Qui è in gioco una parte essenziale della libertà e del futuro economico della nostra regione», ha affermato.
Ceravolo ha poi evidenziato come la distruzione dei mezzi rappresenti un tentativo deliberato di bloccare il lavoro e scoraggiare gli investimenti.
«Distruggere nella notte i mezzi necessari a realizzare un’opera pubblica significa tentare deliberatamente di interrompere il lavoro, compromettere investimenti e mettere in difficoltà un’impresa e le persone che da quell’attività traggono occupazione e reddito», ha sottolineato.
Da qui l’impegno dell’associazione: «ANCE Vibo Valentia sarà sempre al fianco delle imprese che lavorano nel rispetto delle regole. Chi pensa di poter fermare questo percorso attraverso la violenza troverà un sistema imprenditoriale unito, consapevole e determinato a non arretrare. La Calabria che lavora, produce e costruisce non può e non deve cedere terreno alla Calabria delle intimidazioni.»
Ferma anche la presa di posizione della FENEAL UIL Calabria, che ha espresso piena solidarietà al presidente Rugna e all’azienda.
Per il segretario generale Giacomo Maccarone, «si tratta di un episodio vile che non può essere archiviato come un semplice fatto di cronaca. Colpire un’impresa significa colpire il lavoro, gli investimenti, l’economia e la speranza di sviluppo di un intero territorio».

Maccarone ha ricordato come intimidazioni e danneggiamenti nei confronti delle imprese del settore delle costruzioni non siano purtroppo casi isolati, chiedendo un rafforzamento della presenza dello Stato: «Servono maggiori presìdi di legalità, un controllo ancora più incisivo da parte delle Forze dell’Ordine e una costante attenzione delle istituzioni affinché nessuna impresa sia lasciata sola.»
L’episodio di Schiavonea riporta così al centro dell’attenzione il tema della sicurezza delle imprese e della tutela di chi investe in Calabria. Una sfida che riguarda non soltanto una singola azienda, ma l’intero sistema produttivo regionale e il diritto di lavorare senza essere piegati dalla violenza.











