Lo sfogo di Ada Cosco non è una polemica: è un richiamo. Un invito a non rassegnarsi, a non accettare che la sofferenza diventi routine
di Domenico Nardo
A volte basta un episodio, una voce, una persona che decide di raccontare ciò che ha vissuto per far emergere una verità che riguarda tutti. È quello che è accaduto ad Ada Cosco, giornalista e voce di Radio Amore Catanzaro, che nei giorni scorsi ha vissuto una disavventura al Pronto soccorso del Policlinico “Renato Dulbecco”.
Ada ha descritto attese interminabili, personale ridotto, pazienti costretti a ore di sofferenza. Il suo sfogo non è stato un gesto impulsivo: è stato un atto di responsabilità civile, nato da ciò che ha visto e da ciò che ha provato.
Chi vive in Calabria conosce bene la fragilità del sistema sanitario. Le storie di attese, disagi, carenze di personale non sono eccezioni: sono parte di una realtà che la comunità affronta ogni giorno.
La vicenda di Ada non è un caso isolato: è uno specchio. Riflette ciò che tanti cittadini vivono quando hanno bisogno di cure immediate. Riflette la fatica degli operatori sanitari, spesso costretti a lavorare in condizioni difficili. Riflette una sanità che, troppo spesso, non riesce a garantire ciò che dovrebbe essere un diritto.
La mia vicinanza ad Ada. In mezzo a tutto questo, c’è anche l’aspetto umano. Ada non è solo una giornalista: è un’amica. A lei, va la mia vicinanza più sincera e la mia solidarietà. Le auguro di stare bene e di ritrovare serenità dopo ciò che ha vissuto.
La Calabria ha bisogno di una sanità che funzioni, che protegga, che rassicuri. E ha bisogno di una politica che ascolti, che intervenga, che programmi. Non bastano le parole: servono scelte concrete.
Ecco alcune direttrici che la comunità attende da tempo:
Potenziamento del personale: medici, infermieri, operatori, triagisti.
Rafforzamento del 118: mezzi completi, protocolli uniformi, formazione continua.
Riduzione delle attese: triage efficiente, percorsi veloci, ambulatori di prossimità.
Supporto psicologico agli operatori: prevenzione del burnout, sportelli dedicati.
Trasparenza dei dati: tempi reali, monitoraggio pubblico, report mensili.
Sono passi necessari per ricostruire fiducia e garantire dignità.
Lo sfogo di Ada Cosco non è una polemica: è un richiamo. Un invito a non rassegnarsi, a non accettare che la sofferenza diventi routine, a pretendere una sanità che sia davvero al servizio delle persone.
Vivipress dà voce a questa storia perché riguarda tutti noi. Perché la sanità non è un tema tecnico: è un tema di comunità. E quando una comunità si prende cura delle sue fragilità, diventa più forte.










