L’operazione di Mileto è un esempio concreto della collaborazione tra Regione Calabria e Arma dei Carabinieri, sviluppata anche attraverso il Protocollo d’intesa per il rafforzamento delle attività di prevenzione e contrasto agli incendi boschivi
Pensava di poter appiccare il fuoco indisturbato, ma non aveva fatto i conti con gli occhi elettronici che ormai sorvegliano il territorio. A tradirlo è stato infatti un drone della Regione Calabria, impegnato nelle attività di monitoraggio previste dal progetto “Tolleranza Zero”, che lo ha ripreso in diretta mentre dava volontariamente fuoco alla vegetazione.
È accaduto nel territorio di Mileto, dove i Carabinieri Forestali dei Nuclei di Serra San Bruno e Soriano Calabro, coordinati dal Gruppo Carabinieri Forestale di Vibo Valentia, hanno arrestato un 49enne originario di Francica, con l’accusa di incendio boschivo doloso.
La dinamica racconta bene quanto possa essere determinante, oggi, la tecnologia nella prevenzione e nel contrasto agli incendi. Nella Control Room regionale, gli operatori e i Carabinieri Forestali presenti hanno visualizzato in tempo reale le immagini trasmesse dal drone. E quelle immagini non lasciavano molto spazio ai dubbi: l’uomo veniva immortalato mentre, attraverso un’accensione diretta, appiccava il fuoco alla vegetazione di un’area boscata composta prevalentemente da querce e pioppi.
Poi si allontanava tranquillamente a bordo del proprio trattore. Probabilmente convinto che nessuno lo avesse visto. Ma questa volta il territorio aveva, letteralmente, degli occhi puntati dall’alto.
Ricevuta la segnalazione, le pattuglie dei Carabinieri Forestali di Soriano Calabro e Serra San Bruno sono intervenute rapidamente, procedendo all’identificazione dell’uomo, un coltivatore diretto dedito anche alla pastorizia.


Il confronto con le immagini registrate dal drone ha consentito di ricostruire l’azione e di procedere all’arresto in flagranza di reato. Su disposizione del magistrato di turno della Procura della Repubblica di Vibo Valentia sono stati disposti gli arresti domiciliari, successivamente confermati dal giudice nel processo per direttissima. L’udienza di dibattimento è stata fissata per novembre.
Al di là dell’episodio giudiziario, c’è un elemento che merita particolare attenzione: il ruolo del drone.
In una Calabria che ogni estate torna a fare i conti con incendi, roghi e territori devastati dalle fiamme, la possibilità di controllare vaste aree dall’alto e, soprattutto, di individuare in tempo reale comportamenti sospetti può rappresentare un autentico salto di qualità nelle strategie di prevenzione.
Il drone non si limita infatti a fotografare ciò che è già accaduto. In questo caso ha consentito di sorvegliare il territorio, documentare l’azione mentre era in corso e indirizzare immediatamente le forze dell’ordine verso il responsabile.
È la differenza tra arrivare quando ormai il danno è fatto e poter intervenire mentre l’azione criminale è ancora in corso.
Un deterrente importante anche sul piano psicologico: chi pensa di poter agire al riparo da occhi indiscreti deve oggi fare i conti con una sorveglianza che può arrivare dall’alto, senza essere percepita da chi si trova a terra.


L’operazione di Mileto diventa così un esempio concreto della collaborazione tra Regione Calabria e Arma dei Carabinieri, sviluppata anche attraverso il Protocollo d’intesa per il rafforzamento delle attività di prevenzione e contrasto agli incendi boschivi.
A completare l’intervento sono state le squadre dell’Antincendio regionale, che hanno lavorato per contenere e spegnere il rogo.
Le fiamme avevano già interessato oltre 1.500 metri quadrati di superficie, ma il tempestivo intervento ha evitato che l’incendio potesse propagarsi ulteriormente in un’area caratterizzata da vegetazione boschiva e da condizioni morfologiche e meteorologiche particolarmente favorevoli alla diffusione del fuoco.
Una storia che, ancora una volta, racconta due facce della stessa Calabria.
Da una parte chi continua a considerare il bosco e il territorio come qualcosa da poter bruciare impunemente. Dall’altra, istituzioni, uomini e tecnologia che possono finalmente vedere prima, intervenire prima e, soprattutto, arrivare prima.
E stavolta, ad osservare dall’alto, c’era un drone. Che ha visto tutto.










