Era stato catturato all’uscita di un ristorante a a Soria, una località dell’entroterra spagnola a circa 200 km da Madrid, lo scorso 29 giugno
L’Autorità Giudiziaria spagnola ha disposto la consegna all’Italia di Domenico Paviglianiti, ritenuto elemento di vertice dell’omonima cosca di ‘ndrangheta operante nella provincia reggina e con proiezioni nel Nord Italia e all’estero, nei cui confronti era pendente un Mandato di Arresto Europeo derivante da un ordine di esecuzione della Procura della Repubblica di Bologna per cumulo pene di oltre 19 anni di carcere per reati di associazione mafiosa, omicidio e armi.
L’uomo è stato catturato dalla Policia Nacional del Regno di Spagna il 26 giugno scorso, in un’operazione congiunta con il Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata (G.I.C.O.) del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Reggio Calabria.
Domenico Paviglianiti è stato scortato da personale dell’Unità I-Can (Interpol Cooperation Against Ndrangheta) del Servizio per la Cooperazione internazionale di Polizia, affiancato da militari della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, che hanno lo hanno prelevato presso l’aeroporto di Madrid – Barajas, prendendolo in consegna dalla Policía Nacional, per trasferirlo presso l’aeroporto internazionale “Leonardo da Vinci” di Roma Fiumicino.
Da qui, dopo il fotosegnalamento e la notifica del mandato da parte della Polizia di Frontiera Aerea, è stato portato presso la Casa Circondariale dove inizierà la sua detenzione sotto la giurisdizione italiana.
Paviglianiti, resosi irreperibile dal 2022, era stato individuato dalla Guardia di Finanza e dalla divisione della polizia spagnola specializzata nel contrasto al narcotraffico e alle organizzazioni criminali internazionali, dopo il monitoraggio di alcuni parenti e conoscenti a Soria, una località dell’entroterra spagnola a circa 200 km da Madrid, dove è stato fermato all’uscita di un ristorante.
Il percorso criminale dell’ormai ex latitante, si inserisce anche nel contesto della cosiddetta seconda guerra di ‘ndrangheta (1985-1991), nell’ambito della quale rivestiva un ruolo di primo piano, schierandosi a sostegno della cosca De Stefano nella contrapposizione con il gruppo Condello, in una fase caratterizzata da numerosi omicidi che hanno inciso sugli equilibri mafiosi della provincia reggina. Nel corso degli anni, lo stesso Paviglianiti è stato destinatario di molti provvedimenti restrittivi e condanne definitive per reati di particolare gravità, tra cui associazione di tipo mafioso, omicidio e traffico internazionale di sostanze stupefacenti.










