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Don Fiorillo, la vita non è fatta di recinti, ma di nuovi orizzonti sempre più aperti

Don Fiorillo, la vita non è fatta di recinti, ma di nuovi orizzonti sempre più aperti

da admin_slgnwf75
21 Gennaio 2024
in è domenica
Tempo di lettura: 3 minuti
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Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 21 gennaio

dì Mons. Giuseppe Fiorillo

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Carissime/i,

oggi, celebriamo la 3ª domenica del Tempo Ordinario. Ci accompagna con la sua narrazione Marco (Mc.1,14-20), il quale ci presenta Gesù che, dopo il battesimo al Giordano, dopo le tentazioni nel deserto e, dopo l’arresto di Giovanni da parte di Erode Antipa, inizia la sua predicazione in Galilea. Erode difatti imprigiona e poi uccide Giovanni, voce libera, lontana da qualsiasi compromesso.
Tutti gli Erodi della terra, di ieri e di oggi, non amano i guastafeste che turbano le loro manovre di morte.
Ascoltiamo il testo:
“Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: “il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo”. Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: “Seguitemi vi farò pescatori di uomini”. E subito, lasciate le reti, lo seguirono… (Mc. 1,14-20).
Gesù ritorna in Galilea, la sua Galilea, una terra storicamente segnata dalla presenza di stranieri e, di conseguenza, per gli Ebrei è terra contaminata dal peccato. Gesù, in Galilea, si stabilisce a Cafarnao, città vivace, abitata da pescatori, contadini, mercanti e sede di un’importante dogana, dove lavora anche Levi che, poi, sarà chiamato da Gesù e gli cambierà il nome in Matteo.
È qui che Gesù inizia la sua missione con un messaggio rivolto a tutti, ma, soprattutto alla gente comune che vive e che lavora .
Secondo Marco le prime parole che GESÙ pronuncia sono assai importanti, perché contengono quello che viene definito dagli studiosi il “kerygma”, cioè, l’annunzio fondamentale del messaggio cristiano, così, come lo proclamava la Chiesa delle Origini. Questo annunzio si compone di quattro frasi. Due rappresentano l’opera di Dio: “il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino”. Le altre due costituiscono la risposta dell’uomo: “convertitevi e credete al Vangelo”.

L’ opera di Dio.
Tutto il mondo di profeti, patriarchi e di re raggiunge la sua pienezza nel Cristo. “Ignorare le scritture è ignorare Cristo” (San Gerolamo). Con l’arresto di Giovanni Battista si chiude l’Antico Testamento e si apre il Nuovo con l’annunzio di Gesù, rivolto agli abitanti delle città rivierasche: Cafarnao, Betsaida, Magdala, Tiberiade. Inizia, qui, in queste terre di meticciato, l’attuazione del progetto del Regno di Dio, del Dio vicino alle storie delle vicende umane.

La risposta dell’uomo.

Gesù chiede una risposta alla sua predicazione, esige un impegno umano e spirituale. Propone una conversione (un pensare oltre), una inversione di rotta, un abbandono del Dio potente e lontano, alla comprensione del Dio “Abbà” (papà) che entra nel cuore del mondo, portando novità di vita.
Gesù non è e non vuole essere un navigatore solitario, ma vuole che la Fede nel suo Vangelo, che salva e libera, cammini con le gambe degli uomini e si diffonda con l’opera di “araldi” e di “ministri della riconciliazione” (2 Corinzi, 5,18) e di “pescatori di uomini” (Mc. 1,17).
Ecco, allora, la narrazione della chiamata dei primi quattro Discepoli: Simone ed Andrea, Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, tutti e quattro in cooperativa di pesca, tutti e quattro in piena attività di lavoro. Gesù (è bene notarlo!) chiama le persone nella ferialità dell’esistenza. I Dodici sono stati chiamati tutti mentre erano intenti alla realizzazione di opere. Non c’è posto per i fannulloni nella compagnia di Gesù.
Ma anche Dio padre, nel passato, ha sempre chiamato nell’ambiente di lavoro: lo è stato per Mosè, per Saul, per Davide, per Eliseo, per Amos.

e subito lasciarono le reti e lo seguirono vangelo marco


Ma ritorniamo a noi.

Gesù, passando lungo il mare di Galilea, chiama i primi quattro e, loro, convinti ormai che la vita non è fatta di recinti, ma di nuovi orizzonti sempre più aperti, lasciano le barche, il padre Zebedeo, i garzoni e… corrono dietro Gesù senza indugio.
Ecco come un artista, Pierpaolo Pasolini nel “Vangelo secondo Matteo” del quale, quest’anno, ricorrono i sessant’anni della sua uscita, vede poeticamente la chiamata. Eccola! Gesù, all’alba, cammina sulle rive del mare di Galilea, incontra la prima coppia di Fratelli e dice loro: “Seguitemi”; incontra la seconda coppia di Fratelli e dice: “Seguitemi”… e poi vediamo soltanto sequenze di piedi nudi correre, correre veloci sulla battigia verso la luce che si leva ed illumina cose e viventi.
Gesù Luce chiama ancora oggi. Importante è rispondere subito, ma ancora più importante è mettersi in cammino velocemente verso la realizzazione di un mondo nuovo “perché il tempo, fratelli, ormai si è fatto breve” (1 Corinzi 7, 29).
Buona domenica.

Tags: Diofedegalileagesùorizzontipescatorirecintivangelo

admin_slgnwf75

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