Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 12 aprile
di Mons. Giuseppe Fiorillo
Carissime, carissimi,
la prima delle due apparizione di Cristo Risorto, descritte nel Vangelo di Giovanni di questa seconda domenica di Pasqua, avviene la sera del primo giorno dopo il sabato e la seconda, quella in cui si descrive la vicenda di Tommaso, avviene otto giorni dopo,ma sempre il primo giorno dopo il sabato.
Nel calendario ebraico il primo giorno dopo il sabato è giorno feriale. Nel calendario cristiano è “il giorno del Signore”(Apocalisse 1,10) e corrispondente al latino “dies Dominica”, la nostra domenica.
Ascoltiamo il brano del vangelo di Giovanni: “La sera di quel giorno il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore degli Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro:<< Pace a voi>>. Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo , non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli:<< Abbiamo visto il Signore!>>. Ma egli disse loro:<< Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo>>.
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: <<Pace a voi>>. Poi disse a Tommaso: <<Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tende la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente>>. Gli rispose Tommaso:<< Mio signore, mio Dio!>>. Gesù gli disse:<<Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto>>.. (Giovanni 20, 19-31).
La pagina odierna ci presenta un dittico composto di due scene. Nella prima scena vediamo quella che gli esegeti biblici chiamano la “Pentecoste giovannea”, simboleggiata col soffio che Cristo Risorto effonde sugli Apostoli riuniti nel Cenacolo: “soffiò e disse loro ricevete lo Spirito Santo”.
Gesù conferisce, così, il potere di rimettere i peccati e rendere partecipi gli Apostoli della sua opera salvifica.
Nella seconda scena, protagonista è Tommaso detto Didimo (Gemello) che, prima incredulo, e , poi,credente, manifesta la sua professione di Fede col “mio Signore e mio Dio”, strappando così a Gesù la bella beatitudine che riguarda coloro che verranno nei secoli: “Tommaso perché mi hai veduto tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto ed hanno creduto”.
Questa pagina di Giovanni ci lascia ancora due forti impegni: lo Shalom e le ferite. Primo impegno: Shalom. Gesù, ogni qual volta si presenta ai suoi, nell’arco temporale dei 40 giorni di permanenza nella terra degli uomini, saluta con queste parole : Pace a voi… Vi lascio la pace…vi dò la mia pace… Il dono più bello che ci viene lasciato da Gesù col messaggio della Resurrezione è la pace. La pace, la vera pace, non si realizza con slogan, con trattati,con marce (tutte realtà importanti!), ma si costruisce,soprattutto, nelle case, per le strade e con gesti di fraternità, col vivere in serietà il quotidiano, intessuto di accoglienza, ascolto, abbracci, partecipazione, responsabilità.
Secondo impegno: Le ferite.
Gesù, vincitore della morte, si presenta a porte chiuse nel cenacolo e mostra le ferite inflitte al suo corpo: “guardate le mie mani i miei piedi, sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho. Dicendo questo mostrò loro le mani ed i piedi”. Gesù resta con noi, ma con le ferite, col nostro impegno, da guarire!
E le ferite sono le guerre col fiume di sangue che inonda la terra, con la dilagante corruzione, con il potere occulto e mafioso che sigilla,in tutti gli effetti esistenziali, la vita di uomini e donne. Tocca a noi tutti portare balsamo alle ferite di Cristo col prenderci cura dei malati, dei fragili, dei bambini che “chiedono pane e non c’è chi lo spezzi loro” (Geremia 4,4), degli anziani e di tutto il sommerso di dolore che affligge questa povera umanità lacerata, violentata, dispersa.
Tocca a noi, testimoni della Resurrezione, portare un fiore di conforto dove scorrono lacrime. Tocca a noi raccogliere i dispersi, sostenere i depressi e,con mano pietosa mettere in piedi i caduti lungo i bordi della strada esistenziale che da Gerusalemme scende a Gerico.
Buona domenica della Misericordia con un monito di san Paolo: “Completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo Corpo che è la Chiesa “(Colossesi 1,24)
Don Giuseppe Fiorillo









