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27 gennaio: non è un compleanno, ma un progetto per il futuro, per essere migliori

27 gennaio: non è un compleanno, ma un progetto per il futuro, per essere migliori

da admin_slgnwf75
27 Gennaio 2024
in attualità
Tempo di lettura: 4 minuti
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Ci sono appuntamenti che sollecitano riflessioni… perché il dramma della Shoah sembra abbia insegnato poco

di Alberto Capria*

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Nella parossistica quotidianità che i nostri tempi impongono, ci sono appuntamenti che sollecitano riflessioni: il 27 gennaio è certamente uno di questi.

            Il racconto delle tragedie passate, scriveva Imre Kertèzs – premio Nobel per la letteratura, sopravvissuto ai Lager – deve servire a capire il male e la sua genesi, non a celebrare una  ricorrenza. La riflessione, dunque, sull’immane tragedia del secolo scorso, potrebbe avviarsi da evidenze ed insegnamenti spesso sottovalutati.

            L’evidenza è costituita dal fatto che il dramma della Shoah ha insegnato poco: guerre e genocidi,  massacri e discriminazioni si succedono senza sosta; barriere, chiusura di frontiere, muri, fili spinati e campi di concentramento non sono affatto una storia chiusa.

            L’insegnamento è stato ben messo in luce dal Presidente Mattarella “Il fascismo, il nazismo, il razzismo non furono funghi velenosi nati per caso nella civile Europa, ma il prodotto di pulsioni, atteggiamenti e connivenze. Ed allora – è sempre il nostro Presidente che parla –  bisogna essere molto guardinghi dai rigurgiti e paure simili a quelli che nel primo Novecento portarono l’Italia ad affidarsi all’uomo forte, con la conseguenza che in quel periodo l’arbitrio soppiantò la legge”.

            Da queste parole un assunto: tutto quello che è accaduto è stato possibile perché molti hanno osservato senza vedere ed udito senza ascoltare.

            È quello che Liliana Segre definisce indifferenza, locuzione scritta a caratteri cubitali nel Memoriale della Shoah. È l’Indifferenza che oscura le nostre vesti e le nostre menti.

            Quando vengono negate le libertà fondamentali dell’uomo, quando si discrimina, quando si crede di risolvere i problemi affidandosi all’uomo forte, ci si avvia verso un percorso concentrazionario dal quale, una volta intrapreso, è molto difficile tornare indietro.

            Quando ci comportiamo da “abitanti” e non da “cittadini”, diventiamo – che ci piaccia o meno –   conniventi: esattamente come lo Stato Italiano negli anni ’30 del secolo scorso.

            In questo sta il dirompente ed attuale messaggio del Giorno della memoria, che oltrepassa mostre, convegni, incontri e commemorazioni.

giorno della memoria 2024

            Solo così onoreremo le tante vittime innocenti del “folle processo di arianizzazione”  partorito dal regime nazista condiviso, con l’emanazione delle leggi razziali, dal governo fascista.

            La circostanza che i dittatori trovino per qualche tempo ampio consenso, non attenua la responsabilità morale e storica dei loro misfatti. Un crimine, e un crimine contro l’umanità in modo particolare, resta tale anche se condiviso da molti.

            E non si offenda più la memoria delle vittime e l’intelligenza dei vivi con la boutade che “non lo si sapeva”. Marcello Pezzetti,  storico esperto di Shoah, ha più volte dimostrato che i vertici dello Stato sapevano benissimo cosa stava accadendo in Italia (Fossoli, Tarsia, Servigliano, San Sabba) in Polonia (Auschwitz, Birkenau, Treblinka) in Germania (Buckenwald, Dachau, Mauthausen), ma anche in Olanda, Grecia, Austria, Lituania.

            “Se io vi accompagno malgrado la mia età e la sofferenza – ha più volte detto Sami Modiano, uno dei 25 bambini sopravvissuti rispetto ai 776 arrivati ad Auschwitz-Birkenau –  è per trasmettervi che tutto questo non deve succedere mai più. Sono stato scelto per dirvi che quando noi non ci saremo, ci sarete voi. Questa è la mia speranza”.

            La memoria dunque è un dovere verso il passato e un progetto per il futuro, perché un giorno, quando i testimoni dell’orrore non ci saranno più, nessuno dimentichi.

            Non trasformiamo la Giornata della Memoria in un …compleanno: cerchiamo di essere sempre più “cittadini” e sempre meno “abitanti”.

                                *Dirigente Scolastico – Vibo Valentia

Tags: campi di concentramentogiornata della memoriaindifferenzaliliana segreshoah

admin_slgnwf75

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