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Il flop, facilmente ipotizzabile, del …Liceo del Made in Italy (solo 375 iscritti in tutta Italia)

Il flop, facilmente ipotizzabile, del …Liceo del Made in Italy (solo 375 iscritti in tutta Italia)

da admin_slgnwf75
13 Febbraio 2024
in attualità, politica
Tempo di lettura: 3 minuti
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Al nuovo indirizzo del made in Italy è mancata  una riflessione approfondita di quali siano le maggiori competenze che gli studenti devono sviluppare rispetto a indirizzi già esistenti

di Alberto Capria

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Le parole andrebbero sempre ponderate perché, scriveva Carlo Levi, sono pietre. Giocare con esse può essere un utile esercizio di enigmistica, ma è un errore quando si parla di scuola.

Mi riferisco, lo si è capito dal titolo, al “Liceo del made in Italy”, costruito modificando il nome – non i piani di studio – di qualcosa che esiste già e che funziona bene: l’indirizzo Economico-Sociale del Liceo delle Scienze umane. Secondo gli esperti di turno, aggiungendo qualche ora di Storia dell’Arte (nell’indirizzo E/S si insegna dal 3° anno) e limitando la lingua straniera, il Liceo del Made in Italy è cosa fatta. Ma, protesta qualcuno, sono due percorsi fotocopia: infatti!

La presentazione del nuovo indirizzo, avvenuta al Vinitaly (sarà…un caso?), è contenuta nelle “Disposizioni organiche per la valorizzazione, la promozione e la tutela del made in Italy”.

Debutterà a settembre con ben 375 iscritti su scala nazionale (quanto un plesso di una piccola scuola) e dovrebbe sostituire l’indirizzo economico-sociale del Liceo delle Scienze Umane, previo accordo con la Regione di appartenenza.

Le procedure per avviarlo già nell’anno scolastico 2024-2025, sono state condizionate dalla sciocca ed ingiustificata frenesia dell’iter legislativo della L. 206/2023 del 20 dicembre pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 28 dello stesso mese, ossia nel pieno delle vacanze scolastiche natalizie e dopo che tutti gli istituti avevano già deliberato – con tempi giusti e consoni – la propria offerta formativa, a tre settimane dall’inizio delle iscrizioni. Dunque parte la folle corsa: il ministero fissa al 15 gennaio la data (poi prorogata al 18 gennaio) entro la quale le scuole con Liceo delle Scienze Umane devono presentare richiesta di attivazione del liceo del made in Italy, posticipa al 23 gennaio quella per l’avvio delle iscrizioni; alcune scuole convocano in fretta e furia Collegi dei Docenti e Consigli di Istituto e deliberano – i pochi che lo hanno fatto – a scatola chiusa.

Con un percorso di istituzione frettoloso e materie del triennio ancora da definire, è ovvio che il nuovo liceo – al netto di dichiarazioni enfatiche e parimenti infondate – non ha incontrato favore nelle scuole. Anche perché non si è capito cosa lo differenzi da altri indirizzi già consolidati.

L’obiettivo del nuovo Liceo, si legge nel testo di istituzione, è “sviluppare – sulla base della conoscenza dei significati, dei metodi e delle categorie interpretative che caratterizzano le scienze economiche e giuridiche – competenze imprenditoriali idonee alla promozione e alla valorizzazione degli specifici settori produttivi del Made in Italy”. Dunque noi profani (i competenti in genere vanno nei talk show a fare gli opinionisti) avevamo pensato alla moda, all’agroalimentare, alle industrie invidiate in tutto il mondo (Ferrrari), al design, al turismo. Nulla di tutto ciò!

A dispetto dell’annuncio fatto di fronte agli studenti degli Istituti Agrari, le materie del corso di studi non contemplano cibo o vino, nè industria 4.0, design o moda. Nessuna materia agronomica, storia della cucina italiana, corsi di enologia o di sommelier, turismo culturale o enogastronomico.

In più, così si legge nelle note ministeriali, ogni Istituto che attivi nuove prime classi di made in Italy dovrà rinunciare a un numero equivalente di prime classi dell’indirizzo Economico – Sociale (in politichese si dice “a saldi invariati”), mandando al macero un indirizzo che, stando ai numeri, negli ultimi dieci anni ha registrato la crescita maggiore tra i licei.

E non è strano che i genitori siano stati restii ad iscrivere i propri figli in una scuola presentata in una manifestazione enologica, di cui si conosce solo nome, generica descrizione e piano di studi (fotocopia) che si ferma al biennio; ad onor del vero, i 375 in tutt’Italia appaiono anche troppi!

Al nuovo indirizzo del made in Italy è mancata – per infantile fretta –  una riflessione approfondita di quali siano le maggiori competenze che gli studenti devono sviluppare rispetto a indirizzi già esistenti, adeguando conseguentemente in modo significativo i piani di studio connessi al nuovo indirizzo, anche attraverso il reclutamento di nuove figure professionali.

Ma annunci, post, videoclip, hanno bisogno di tutto tranne che di …riflessioni!

Tags: flopliceomade in italy

admin_slgnwf75

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