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Tra due mondi, io. La lettera di un bambino adottato ai suoi genitori naturali

Tra due mondi, io. La lettera di un bambino adottato ai suoi genitori naturali

da Maurizio
6 Giugno 2025
in opinioni, costume e società
Tempo di lettura: 6 minuti
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Una profonda, intensa riflessione su tematiche delicate, che toccano temi sensibili: adozione, cittadinanza, integrazione, inclusione, identità. Tra due mondi, appunto: quello originario, quello di adozione

Domenica e lunedì siamo chiamati a decidere se partecipare attivamente recandoci alle urne, oppure passivamente rinunciando a presentarci ai seggi elettorali, ai cinque referendum abrogativi.

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Quale atteggiamento assumere dinanzi ai 5 referendum, viene da questa redazione considerata una decisione personale, che deve andare al di là degli aspetti politici: votare sì, votare no, non votare; votarne alcuni e per altri astenersi.

Anche per questo motivo, la nostra redazione ha scelto di non affrontare le tematiche relative a questi argomenti.

Su un referendum, in particolare, ci permettiamo di porgere un contributo che vuole essere solo una riflessione senza alcuna presa di posizione.

È il quesito che riguarda il tema della cittadinanza e che propone di ridurre da 10 a 5 gli anni di residenza sul territorio necessari per presentare la domanda.

Indipendentemente da come la si pensi, è un argomento di importanza cruciale. La condizione di cittadino riguarda l’apice del legame tra una persona e lo Stato in cui vive e porta con sé diritti e doveri che nessun’altra condizione giuridica a oggi può eguagliare. Il referendum riguarda solo uno dei modi di acquisizione della cittadinanza italiana da parte degli stranieri, ossia la residenza legale e stabile (un’altra è, per esempio, il matrimonio). Ci viene chiesto di scegliere che modello di società vogliamo. I criteri sottendono dinamiche di esclusione e inclusione. Il quesito potrebbe essere letto anche così: sono d’accordo con il fatto che una persona che vive in Italia da 5 anni legalmente, che lavora, ha risorse sufficienti a mantenere sé e il proprio nucleo familiare e contribuisce alla società abbia i miei stessi diritti e doveri? E che ciò si estenda ai suoi figli?

In realtà, il referendum smuove acque ormai stagnanti su un tema da tempo al centro del dibattito e che tocca argomenti complessi. Comunque la si pensi e qualunque sia l’esito del referendum, credo che ognuno debba cogliere l’occasione per avviare una riflessione personale e collettiva sulla trasformazione in atto e sulle istanze di vera uguaglianza che essa porta con sé. In termini di diritti, ma ovviamente anche di doveri. Anche perché va a toccare un altro argomento delicato e sensibile: l’adozione, l’adozione internazionale.

Tanti sono i casi, emblematico, soprattutto per i tanti appassionati di sporti e di calcio in particolare, il caso Balotelli. Oltre alla questioni legali, fià di per sì complesse, il bambino adottato è chiamato ad affrontare difficoltà legate all’inserimento in una nuova cultura, alla separazione dalla famiglia d’origine e all’adattamento a un ambiente diverso. La famiglia adottiva, a sua volta, deve affrontare sfide nell’adattamento ai bisogni del bambino e nel gestire le differenze culturali tenendo presente che la comunità può avere difficoltà a comprendere ed accettare la diversità culturale del bambino adottato. 

Tante questioni, insomma, che meritano riflessioni ed approfondimenti.

Un aiuto ci viene adesso offerto da una testimonianza: interessante, coinvolgente, a tratti commovente nella sua sincerità.

In diverse scuole, quasi ovunque ormai, molte classi ospitano studenti di diverse estrazioni culturali e di origine non italiana, esempi interessanti e straordinari di integrazione, che riesce più facilmente tra i ragazzi piuttosto che tra adulti.

In una di queste classi di uno degli istituti superiori di Vibo Valentia, qualche settimana fa un insegnante di lettere ha proposto ai propri studenti il classico tema di attualità, proprio su questo argomento. Al momento della lettura, per le ovvie correzioni ed il giudizio finale, la sorpresa è comparsa tra i tanti fogli consegnati dai suoi alunni: un tema in particolare.

La docente, nel leggerlo è rimasta profondamente colpita. A questo punto, ha deciso di sottoporlo alla nostra attenzione accompagnandolo con poche ma significative parole: “Caro Direttore, questo testo mi ha colpito nel profondo: c’è forza, sincerità, emozione.  Non ho fatto nessuna correzione, mi sembrava quasi sacrilego. Lo consegno alla sua attenzione, così come è stato dato a me”.

Una volta letto, anche noi siamo rimasti colpiti condividendo pienamente le sensazioni vissute dalla professoressa. Per questo abbiamo deciso, a nostra volta, di proporlo alla vostra lettura.

A volte, bastano poche giuste parole dettate dal cuore e frutto dell’esperienza diretta, vissuta profondamente e con consapevolezza. Basta così poco per sostituire interi tomi pieni di dotte analisi e considerazioni. È un invito alla riflessione su tematiche delicate, che toccano temi sensibili: adozione, cittadinanza, integrazione, inclusione, identità. Tra due mondi: quello originario dove si è nati, quello di adozione dove si è cresciuti, si è acquisito cultura e conoscenza; diritti e doveri: cittadinanza,

Almeno, a questa redazione è sembrato così.

Non abbiamo fatto alcuna correzione, convenendo con l’insegnante che sarebbe stato sacrilego.

Indipendentemente da come la si pensi, siamo convinti che sarà comunque una lettura molto istruttiva.

Tra due mondi, io

Cari mamma e papà,

non so se un giorno leggerete queste parole. Ma sento il bisogno di scriverle, per me, per voi, per la mia storia. Mi chiamo come mi avete chiamata voi alla nascita, ma oggi vivo con un altro cognome, in un altro Paese, con altre abitudini. Eppure, una parte di me è rimasta legata al mio Paese, al mio passato, a voi. Avevo 10 anni quando sono stata adottata. A quell’età si ricordano molte cose. Ricordo il mio Paese, le voci, la lingua, i gesti.

Ricordo anche il momento in cui tutto è cambiato: quando sono partita, quando ho lasciato ciò che conoscevo, quando ho cominciato una nuova vita in Italia. Non è stato facile. Cambiare lingua, famiglia, cultura… tutto sembrava straniero. Ma nel tempo ho capito che quella scelta ha salvato la mia vita, anche se all’inizio mi sembrava solo una perdita.

So che non vi ho lasciati io. Siete stati voi a lasciarmi andare. Per tanto tempo mi sono chiesta perché. A 9 anni si capisce abbastanza da provare dolore, ma non abbastanza da capire il motivo. Col tempo ho smesso di cercare colpe. Oggi voglio solo capire. Forse non avevate alternative. Forse pensavate che fosse la cosa giusta per me. Forse vi siete sentiti in colpa, forse vi manca il coraggio di cercarmi. Non lo so.

Ma io voglio immaginare che dietro quella scelta ci fosse amore. Non l’abbandono. L’amore. I miei genitori adottivi mi hanno dato una casa e un futuro. Mi hanno abbracciata con pazienza anche quando io li respingevo. Hanno aspettato i miei tempi. Mi hanno fatto sentire amata. Non mi hanno mai chiesto di dimenticare da dove vengo, ma mi hanno aiutata a costruire chi sono oggi.

Molti pensano che l’adozione sia una nuova vita. Ma per me non è stata una nuova vita: è stata la continuazione della mia.  lo non ho due vite, ne ho una sola. Iniziata con voi, e continuata con loro. Non siete stati cancellati. Siete dentro di me. Nei miei tratti, nei ricordi, nei silenzi. A volte mi guardo allo specchio e mi chiedo a chi assomiglio. Mi chiedo se vi capita di pensare a me. Se vi domandate dove sono, cosa faccio, chi sono diventata. E allora scrivo questa lettera, anche solo per immaginare che ci sia ancora un filo invisibile tra noi.

L’adozione è amore che continua L’adozione non è solo un passaggio da una famiglia a un’altra. È una strada lunga, piena di domande, di silenzi, di emozioni forti. Ma se c’è una cosa che ho capito, è che anche da una separazione può nascere dall’amore. E anche se ci siamo persi, io ho scelto di non perdervi dentro di me. Questa lettera è il mio modo di dirvi che non vi ho dimenticati. Che vi porto nel cuore. E che, ovunque siate, spero che stiate bene.

Tags: adozionebambinocittadinanzaidentitàinclusioneintegrazioneletterareferendum

Maurizio

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