Stanno svuotando una città millenaria, riducendola a brandelli e rubandole l’anima. Adesso basta! Qualcuno lo dica forte: Basta!
Sono trascorse poche ore dalla pubblicazione del nostro editoriale “Giù le mani dalla città! La gara per l’ex convento dei Cappuccini ennesimo scempio ai danni di Vibo Valentia”, ma è già un susseguirsi di reazioni – tra messaggi, post, telefonate – che testimoniano il rammarico ed anche la rabbia.
Che l’ex Convento dei Cappuccini sia un immobile del demanio non si discute, così come non può essere trascurato che sia un bene di valore storico e artistico, situato nel cuore del centro storico di Vibo Valentia, a valle del castello, sul promontorio che domina la collina con il suo panorama mozzafiato e che affaccia all’interno di Villa Gagliardi, parco comunale tornato ad essere fruibile ai cittadini. Edificato accanto alla seicentesca chiesa di Sant’Antonio, sin dalla sua costruzione nel 1631 ha vissuto momenti storici complessi, come quando, dopo l’unità d’Italia, con la soppressione degli ordini religiosi e la confisca del patrimonio, il convento divenne sede di caserma per fanteria; oppure, quando tra il 1940 ed il 1944, l’edificio fu convertito in carcere militare, per poi tornare ad ospitare i monaci tornando ad essere Convento dei Cappuccini, punto di riferimento di generazioni di vibonesi.
E proprio per questo, sebbene sia proprietà del demanio, non è possibile immaginare trasformazioni e progetti di rifunzionalizzazione senza che questo sia opportunamente valutato dalla cittadinanza così come dalla Soprintendenza, deputata al compito di prendere in considerazione il valore storico ed artistico.

Tra le osservazioni più significative chi ci sono giunte, una in particolare: chi ha deciso la nuova destinazione è mai venuto a Vibo Valentia? ha fatto un banale sopralluogo visivo per rendersi conto in quale punto della città è situato il Convento? Che è in cima alla collina, nel centro storico di un borgo medievale con strade strette, che è già complicato far scorrere le auto nei due sensi di marcia, con una piazzetta che è l’ingresso della chiesa di S, Antonio, meta costante di fedeli non solo per la tradizionale messa della domenica.
Possibile che non sia stata presa in considerazione la banale problematica del parcheggio di dipendenti, funzionari e dirigenti; e soprattutto dell’utenza che non potrà mancare quotidianamente?
Possibile non considerare l’affronto alla storia che si potrebbe consumare nel caos di un intasamento di auto lungo strade che ospitano antichi secolari Palazzi nobiliari che sono la storia della città?
Tra i tanti che ci hanno contattato condividendo le nostre posizioni, c’è chi ha avuto la pazienza di fare visita al sito dell’Agenzia delle Entrate per sfogliare le centinaia di tavole e relazioni del progetto di rifunzionalizzazione a supporto del bando di gara. La sorpresa è grande, difficile da definire: superficiale? Paradossale? Comica? O addirittura provocatoria?

Sarebbe prevista la creazione di un’area parcheggio di – abbiamo stentato a crederci! – sei posti auto, dei quali 4 destinati ad uso interno per i funzionari. Come definire una scelta simile? Avranno forse adottato quello che qualcuno in città ha ribattezzato come il “modello Murmura?”, ovvero dinanzi al mio portone è roba mia e non suolo pubblico? Che l’utenza, ovvero i cittadini, vadano a cercarselo altrove un posto dove parcheggiare!
Ma ci si è resi conto di come si sta svilendo questa città? Qualcuno la vuole difendere? Vuole ricordare che la città è dei cittadini che ci vivono?
Stanno svuotando una città millenaria, riducendola a brandelli e rubandole l’anima.
Adesso basta! Qualcuno lo dica forte: Basta!