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La persecuzione dei randagi tra Longobardi e Vibo Marina… e di chi cerca di alleviare le loro pene!

La persecuzione dei randagi tra Longobardi e Vibo Marina… e di chi cerca di alleviare le loro pene!

da Maurizio
29 Agosto 2025
in costume e società, opinioni
Tempo di lettura: 4 minuti
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Una nostra lettrice ci scrive denunciando una situazione assurda ed inspiegabile: viene intimidita perché dedica parte del suo tempo ad un minimo di attenzione verso questi animali

I cani randagi sono animali domestici abbandonati o fuggiti che non hanno più un padrone e vivono senza controllo umano. I dati ufficiali riferiscono che in Italia si raggiunge una media di cinquantamila cani che viene abbandonata annualmente diventando quindi randagi ed almeno l’80% si trova in una condizione che produce un’elevata possibilità di incidenti, maltrattamenti o stenti. Il periodo in cui si verifica il maggior numero di abbandoni è l’estate. Tutto questo avviene malgrado, per prevenire il randagismo, sia stata approvata una legge, la 281, che vieta l’abbandono e punisce chiunque abbandoni il proprio animale con l’arresto o con una multa che va dai mille ai diecimila euro. Anche chi maltratta il proprio animale o lo fa vivere in condizioni incompatibili con la sua natura è punibile e i soldi ricavati da questa sanzione verranno utilizzati a tutela degli animali.

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Per quanto non sia drammatico il fenomeno, il randagismo tocca anche Vibo Valentia, considerata anche la forte problematica inerente la situazione dei canili, compreso il canile municipale, la cui realizzazione risale ad oltre venticinque anni fa.

Questa premessa, per presentare una lettera che ci è stata recapitata, una lettera firmata che racconta le difficoltà ed i pericoli che una donna accetta di correre pur di poter dare un sollievo a questi cani randagi. Un impegno che dovrebbe essere motivo di elogio, di encomio ed invece è per lei motivo di rischio e di preoccupazione.

lettera randagi

Una assurda contraddizione che denunciamo attraverso la pubblicazione di questa lettera.

“Da oltre tre anni mi prodigo a mie complete spese di portare cibo ed acqua ad un gruppo di cani da strada, ciò comporta a me e alla mia famiglia un dispendio di tempo e denaro che con sacrificio affrontiamo per il bene di questi animali che necessitano almeno di un pasto al giorno”.

Così inizia la lettera, che prosegue: “Non essendo io automunita vengo accompagnata in auto da amici che con infinita bontà si rendono disponibili. Non pesa tanto l’enorme impegno che tutto ciò comporta, ma quello che d mi reca parecchio fastidio e rabbia è il comportamento di certe persone che vogliono a tutti i costi privare questi cani della propria libertà rinchiudendoli in canile, poiché ritengono che sono delle belve feroci, cosa questa non vera poiché i cani in questione si lasciano avvicinare da chiunque lasciandosi coccolare”.

“Ciò che bisogna ben evidenziare in questa storia – spiega – è il fatto che questi cani vengono perseguitati quotidianamente da parecchia gente che vive in zona, spesso lo stesso cibo ed acqua che io porto vengono buttati giù dal ponte insieme alle ciotole in modo che i cani rimangono affamati e specie con il caldo estivo assetati”.

Ed ecco la denuncia: “Ci sono stati casi di avvelenamento con diserbante, inoltre questi cani vengono istigati ad essere aggressivi poiché gente del posto esercita verso queste creature azioni di pura violenza lanciandogli contro sassi, bastoni e ancora non risparmiano la loro violenza neanche quando i cani dormono, poiché queste persone si introducono nel piazzale dove abitualmente vivono i cani che vengono spaventati e indotti a fuggire; non mancano coloro i quali tentano di frequente di inseguirli con la propria auto per metterli sotto”.

A conferma di quanto detto, viene citato un fatto preciso: “sabato 23 agosto circa le ore 23:30 alcune persone si sono introdotte nel piazzale mentre i cani riposavano gli hanno tirato dei petardi”.

Ma, purtroppo, non è tutto, anzi… “Io stessa spesso devo difendermi – è questa è certamente le denuncia più vergognosa ! – non dal branco dei cani, bensì dal branco umano che, peggio di lupi affamati, mi perseguitano e mi ritrovo circondata da questi individui che minacciano di denunciarmi gridandomi in faccia le peggio cose, screditandomi con offese gratuite e pesanti”.
“Tutto ciò accade sol perché cerco di rendere meno dura l’esistenza di creature indifese e bisognose”.
La nostra lettrice non demorde rinfrancata dalla certezza che finora non ha mai infranto alcuna legge: “andrò avanti impavida – scrive – ed esigo che queste persone da oggi si attengano a mantenere le dovute distanze dalla sottoscritta e da chi abitualmente mi accompagna a distribuire il cibo ai cani”.
Per concludere con un avvertimento: “Nel caso dovesse perseverare questa forma di persecuzione ed intimidazione nei mie confronti, mi vedrò costretta a sporgere denuncia contro questi “signori”.

Apprezzando il gesto generoso di civiltà della nostra lettrice, che ringraziamo per la fiducia accordataci nel farci destinatori di questa lettera, invitiamo noi per primi a non perseguitare, a non intimidire una ammirevole cittadina che dedica il suo tempo alla cura di essere animali fragili ed ingiustamente abbandonati e che una legge dello Stato prevede e consente che siano tutelati.

Tags: cani randagilongobardivibo marina

Maurizio

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