Dal ‘Messia’ al cerchio magico: la solitudine di Romeo e il Pd usato come capro espiatorio. Cronaca di una resa annunciata: promesse tradite, nemici inventati, potere conservato
di Marcello Bardi
Il Partito democratico lo mette con le spalle al muro; il capogruppo, addirittura, gli strappa in faccia la delega allo spettacolo, dopo aver dato prova di evidenti capacità organizzative durante le festività natalizie (quantomeno questo glielo si deve), Mammoliti e Lo Schiavo ancora imbufaliti per come ha gestito le elezioni regionali, lo guardano in cagnesco, pronti a sbranarlo, e Romeo cosa fa?
Va cercando due, tre “colpevoli”, possibilmente le persone più perbene che alzerebbero i tacchi senza nemmeno battere ciglio, da sacrificare all’altare del gruppo di potere che lo circonda. Insomma, il lupo (con tutto il rispetto per i lupi) – si fa per dire – preoccupato esclusivamente di portare a casa il mandato, è alla ricerca di agnelli per poter rimescolare le carte. E magari inventa pure qualche storiella in politichese di una volta perché quello del terzo millennio oggettivamente gli sfugge! Esprime pareri, dà i voti, mette i soldatini gli uni contro gli altri!
Roba da non credere…
La coerenza, le promesse, quella apparente serietà di intenti mostrata in campagna elettorale , sono andate ampiamente a farsi benedire.
Basti pensare che Romeo sta per nominare assessore un alecciano, inchinandosi, meglio, genuflettendosi all’ex capogruppo di Forza Italia Nico Console. Lo stesso che aveva invitato non anni ma mesi addietro “a tornare da dove fosse venuto”. A pagare dazio sarà Pina Puntillo, il supertecnico che un anno addietro era essenziale per il Bilancio. Evidentemente la docente Unical ha curato così bene il Comune di Vibo Valentia dalla sua storica patologia che 18 mesi dopo, di lei non c’è più bisogno. Bravissima, Puntillo, tanto brava che se ne può tornare a Rende!
Oggi Romeo vanta, peraltro, nuovi nemici. Il primo di tutti, al di là di dichiarazioni che sanno di una strisciante “ipocrisia”, si chiama Francesco, anzi, Ciccio Colelli. Sostanzialmente, colui che – con una ingenuità e una capacità di sognare il bello che è di pochi illusi – gli ha permesso di essere candidato a sindaco. Chi dimentica, infatti, che Mammoliti, Lo Schiavo, Tucci, Consoli, Di Bartolo, vari settori del Pd, Insardà ad esempio, di lui non volevano saperne? “Ti pentirai amaramente, Ciccio”, urlarono in coro i compagni più esperti..
Ma lui, Ciccio Colelli non volle sentire ragione: e dopo le transenne, alzó le barricate. Con la forza dei numeri impose – facendo valere principi che esistono solo nella singolare democrazia interna del Pd – Romeo! Il messia!
Lui e Stefano Soriano contro tutti anche contro il partito regionale, ottennero la candidatura del primo mai dimenticato presidente della Provincia. Politici di primo pelo, indubbiamente, al cospetto di un uomo che avrebbe giocato finemente di esperienza. E, infatti, ottenuta la vittoria, già la formazione della giunta parlava chiaro: al Pd andavano le deleghe che nessuno voleva. Una di queste, l’Istruzione, quasi simbolica. Invece, nei settori chiave il novello Churchill della Cerasarella, arrivato al ballottaggio per qualche centinaio di voti e grazie al disimpegno e alle spaccature in alcuni settori del centrodestra, posizionava tutti i suoi fedelissimi: Talarico al Personale, Monteleone ai Lavori Pubblici e soprattutto Scrugli alle Politiche sociali. Più che una giunta, per chi conosce Vibo Valentia, un ottimo club!

Non contento, con varie operazioni si nominava un capo di gabinetto a spese dei cittadini mandando deserti fior di bandi europei! Chissà perché!
Inevitabilmente alla lunga i nodi sarebbero venuti al pettine.
Oggi, dinanzi ad una crisi che è sotto gli occhi di tutti, Romeo continua la sua crociata contro il Pd che poi è il partito di cui farebbe parte. Non intende toccare il suo cerchio magico che nel frattempo ha perso fior di consiglieri comunali, migrati verso il lido alecciano, vincente alle regionali. A proposito, anche in quella occasione il sindaco è stato pressoché scientifico: ha boicottato sia Lo Schiavo che Mammoliti, ha votato Stefano Soriano ben conscio che non sarebbe arrivato da nessuna parte pur avendo ottenuto un ottimo risultato in città, convinto di passeggiare sui cadaveri il giorno dopo, senza nemmeno più il fastidio del confronto.
Così, si è circondato di nemici. Tutti interni.
Perché la destra, diciamolo, per il nulla che continua a produrre, a Romeo ha sempre dimostrato di volere un gran bene.
Ed oggi – bando alle chiacchiere – dipendesse da Lo Schiavo, Mammoliti, Tassone, Colelli, il primo cittadino farebbe le valigie.
Ma c’è ancora una volta un fattore che gioca a favore del capo dell’esecutivo. Si chiama gettone di presenza: tra giunta e consiglio i disoccupati o comunque quelli a cui la seggiola fa comodo sono una marea. Qualcuno evita di andare a fare il bidello al nord, qualche altro presenta giustifiche facili al lavoro, qualche altro ancora si becca uno stipendio in più per pagare il mutuo dopo che, grazie al Comune, ha messo su famiglia…
Ecco perché la voce di Colelli, purtroppo per lui, continuerà a rimanere clamantis in deserto!











