Il Giorno della Memoria ci invita a riflettere sulle nostre responsabilità presenti e future, se non vogliamo che le nostre coscienze restino intorpidite
di Alberto Capria
“Grido di disperazione ed ammonimento all’umanità sia per sempre questo luogo dove i nazisti uccisero circa un milione e mezzo di uomini, donne e bambini, principalmente ebrei, da vari paesi d’Europa. Auschwitz – Birkenau 1940-1945”.
È l’epitaffio posto all’ingresso del campo di concentramento di Auschwitz e che richiama con forza un momento solenne per trarre insegnamenti fondamentali per il presente e il futuro, affinché tali orrori non abbiano a ripetersi.
Insegnamento ben messo in luce dal Presidente Mattarella “Il fascismo, il nazismo, il razzismo non furono funghi velenosi nati per caso nella civile Europa, ma il prodotto di pulsioni, atteggiamenti e connivenze. Ed allora – è sempre il nostro Presidente che parla – bisogna essere molto guardinghi dai rigurgiti e paure simili a quelli che nel primo Novecento portarono l’Italia ad affidarsi all’uomo forte, con la conseguenza che in quel periodo l’arbitrio soppiantò la legge”.
Da queste parole un assunto: tutto quello che è accaduto è stato possibile perché molti hanno osservato senza vedere ed udito senza ascoltare.
Marcello Pezzetti, storico esperto di Shoah che ci ha più volte accompagnato nei Viaggi della memoria ad Auschwitz (che non sono… “gite” – come qualche parvenu li ha maldestramente e dolosamente definiti), ha più volte dimostrato che i vertici dello Stato sapevano benissimo cosa stava accadendo in Italia (Fossoli, Tarsia, Servigliano, San Sabba) in Polonia (Auschwitz, Birkenau, Treblinka) in Germania (Buckenwald, Dachau, Mauthausen), ma anche in Olanda, Grecia, Austria, Lituania.

Ebbene, nelle nostre riflessioni e nei moniti contro le politiche statuali dell’identità, le violenze di massa, la sopraffazione collettiva dell’altro, credo possa esserci spazio anche per le innumerevoli violazioni dei diritti fondamentali dell’uomo, attuate nei nostri giorni anche da importanti democrazie.
La circostanza che alcuni dittatori – di diritto e di fatto – trovino per qualche tempo ampio consenso, non attenua la responsabilità morale e storica dei loro misfatti. Un crimine, e un crimine contro l’umanità in modo particolare, resta tale anche se – purtroppo – condiviso da molti.

Il Giorno della Memoria ci invita a riflettere sulle nostre responsabilità presenti e future, se non vogliamo che le nostre coscienze restino intorpidite.
Abbiamo il dovere di essere attivi e vigili contro l’indifferenza, affinché non diventi un terreno fertile per l’insorgere di pregiudizi e discriminazioni.
“L’opposto dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza” diceva Elie Wiesel, premio Nobel per la pace e sopravvissuto all’Olocausto.










