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Don Fiorillo, siate sale e luce realtà umili che danno tutto per gli altri

Don Fiorillo, siate sale e luce realtà umili che danno tutto per gli altri

da admin_slgnwf75
8 Febbraio 2026
in è domenica
Tempo di lettura: 4 minuti
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Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 8 febbraio

di Mons. Giuseppe Fiorillo

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Carissime, carissimi,

domenica scorsa Gesù ci ha dato le Beatitudini “le parole più alte della storia dell’umanità” (Gandhi); oggi, attraverso questo brano della liturgia della 5ª domenica del tempo ordinario, Gesù ci consegna degli insegnamenti per ben vivere il suo messaggio: rimanere, cioè, umani in tempi disumani. Ascoltiamo la sua parola:

“Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli». (Matteo 5,13-16).

Con questa pericope,che segue le Beatitudini, Gesù ci dà tre immagini:il sale della terra, la luce del mondo, la città sul monte.

Il sale della terra.

Il sale, al tempo di Gesù, aveva molte funzioni. La prima era quella di dare gusto e sapore ai cibi. La seconda era quella di conservare le derrate alimentari: preservare i cibi dalla corruzione e mantenerli nel tempo, quando ancora non esistevano frigoriferi e congelatori. Altra funzione era considerare il sale elemento essenziale di consacrazione delle offerte, presentate a Dio: “dovrai salare ogni tua offerta, non lasciate mancare il sale dell’alleanza del tuo Dio; sopra ogni tua offerta porrai del sale”. (Levitico 2,13)

Essere, oggi, sale della terra significa dare sapore e gusto alla società in cui viviamo; rendere migliore il nostro ambiente con le nostre opere; portare un messaggio di speranza ad un mondo ammorbato da guerre, violenze, scandali, corruzioni.

La luce del mondo.

In tempi, in cui non esisteva la luce elettrica, la vita delle famiglie in Palestina si svolgeva alla luce delle lucerne ad olio. Nei villaggi della Palestina a sera, la luce, che tremolava nelle case, era segno di vita.
Gesù prende questa immagine per presentare se stesso: “Io sono la luce del mondo, chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”. (Giovanni 8,12).

Anche noi, oggi, pur se piccole e deboli lampade, siamo chiamati a portare luce… Una parola di conforto al disperato, un pane da spezzare con l’affamato, un sorso di acqua da bere con l’assetato, una mano tesa a chi è caduto lungo i bordi della strada. “Voi siete la luce del mondo – ci dice Gesù – ma noi spesso questa luce la mettiamo sotto il moggio. (Il moggio era un recipiente di legno o di metallo di circa otto litri e serviva per misurare o trasportare i cereali).

La vocazione del sale è perdersi nel cibo; la vocazione della luce è illuminare le cose su cui si posa.Sale e luce non sono per se stessi, ma per dare vita ad altre realtà. Sale e luce sono realtà umili: tutto per gli altri.
“Se mi chiudo nel mio io, pur adorno di tutte le virtù, ricco di sale e di luce, e non partecipo all’esistenza degli altri, se non mi apro agli altri, posso essere privo di peccati, ma tuttavia, vivo una situazione di peccato”(Giovanni Vannucci, teologo e biblista).

La città sul monte.

All’immagine della luce è abbinata l’immagine della città, collocata sul monte. Quando Gesù parlava, aveva dinanzi a sé, giù, lo specchio dorato del lago di Genesareth e più lontano, in alto, a 1.100 metri sul livello dello stesso lago, la visione della cittadina di Safid.
Dalla valle e da tutta la Galilea, era ben in vista questa città. Così- secondo il messaggio di Gesù – è del discepolo delle beatitudini: la sua buona vita deve essere ben in vista a testimonianza per fratelli e sorelle.

Siamo in tempi di mescolanza di culture, di religioni, di storie, ma, pur nel pieno dialogo, non possiamo rinunciare alla nostra identità. Il vero dialogo non mette sotto il moggio la propria identità, ma la confronta con gli altri compagni di viaggio nella verità per trovare ciò che unisce ed allontanare ciò che divide.

Buona domenica, con questa pillola di antica saggezza:una candela accesa può accenderne altre mille, ma mille candele spente non ne potranno accendere nemmeno una.
Don Giuseppe Fiorillo.

Tags: cittàdomenicagesùlucemondomonteriflessionisaleterravangelo

admin_slgnwf75

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