Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 26 aprile
di Mons. Giuseppe Fiorillo
Carissime, carissimi,
la 4ª domenica di Pasqua, che celebriamo oggi, è dedicata alla contemplazione della figura del pastore buono.
Nel brano del vangelo, che ci propone la liturgia odierna , Gesù si definisce pastore delle pecore e porta dell’ovile. Andiamo al testo: “In quel tempo Gesù disse: «In verità, in verità, io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».(…) «Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza»“. (Giovanni 10,1-10).
Il PASTORE.
L’immagine del pastore sulle labbra di Gesù ha una grande risonanza affettiva. Il pastore, a quei tempi, era compagno di vita del suo gregge, condividendo durante la giornata, fatiche, spostamenti, pioggia, sole cocente, paura del deserto, gioie nelle valli, ricche di acqua e di abbondante pascolo. Il pastore nell’antico e nel nuovo Testamento è l’immagine viva del Dio con noi, del Dio vicino alle nostre storie,del Dio che cammina con noi per ripidi sentieri e ameni tratturi.

Oggi il “bel pastore” è l’icona a cui fare riferimento tutti noi, genitori ,sacerdoti, educatori, che siamo investiti di piccole o grandi responsabilità nei processi educativi, sociali, politici.
L’OVILE.
Di notte, le pecore venivano raccolte in un recinto, all’aperto, circondato da mura di pietra a secco per proteggerle, così, nelle ore notturne, da ladri, lupi, Iene, sciacalli. Nell’ovile, i vari proprietari, nelle campagne palestinesi, raccoglievano le loro pecore in spazi interni divisi e marchiate a fuoco per consentirne il riconoscimento. All’alba, ogni pastore, si presentava alla porta dell’ovile, custodito da uno o più guardiani e ritirava il proprio gregge per condurlo al pascolo. Una volta riunito il gregge, il pastore si metteva alla testa del gregge stesso che docile lo seguiva. Iniziava, così, la lunga giornata, vagando per valli e colline, fino al calar del sole, quando le pecore, di ritorno, alla porta dell’ovile, venivano munte e poi rinchiuse al sicuro. Gesù, su ispirazione di queste immagini bucoliche, ci dice che Lui è il bel pastore e, nello stesso tempo, é la porta, attraverso la quale si entra e si esce con sicurezza.
La porta è la vita, la novità, la libertà. Cristo si è fatto porta per liberarci dal limite, dalla chiusura, da protezioni che rischiano spesso di trasformarsi in prigione.
I RECINTI.
Gesù, oggi, col farsi pastore e porta, ci libera da quei recinti che ci costruiamo o ci costruiscono altri, giorno dopo giorno. Ci libera dai recinti di una pratica religiosa statica, tirandoci fuori, attraverso un dialogo col Dio-vicino, che unisce cielo e terra. Ci libera da una falsa immagine di Dio, fatta di vuoti progetti, di vecchie legislazioni , di inutili proibizioni. Ci libera dai recinti della droga , del danaro, del successo, del potere, che giustifica tutto e tutti. Ci libera dalle suggestioni delle ideologie che plagiano l’uomo rendendolo asservito ai potenti di turno. Ci libera dai modelli culturali che predicano, oggi, che tutto è liquido: l’economia, l’amore, la famiglia, la scuola, le relazioni sociali. (Zygmunt Bauman). Ci libera dai recinti di una famiglia che, tante volte, non dà più ali ai propri figli per volare più in alto, né radici per sentirsi più sicuri nelle fragilità della vita.
Ci libera il buon pastore, ci libera sempre, col darci un oltre: oltre le guerre, oltre le sperequazioni sociali, oltre tutte le babeli moderne, che generano confusioni e mescolanza di bene e di male, oltre il peccato: “vai e non peccare più”(Giovanni 8,11).
Buona domenica con una invocazione: “Manda, Signore, ancora profeti,/ uomini certi di Dio,/ uomini dal cuore in fiamme,/ e Tu a parlare a noi dai loro roveti ardenti”. (Davide Maria Turoldo).
Don Giuseppe Fiorillo.








