Una lezione per il futuro. Le carte parlano chiaro: ignorato il dato che si tratta di infrastruttura strategica. Vivipress lo aveva evidenziato mesi fa
Vivipress lo aveva scritto quando l’entusiasmo politico provava a coprire la complessità delle carte. Lo aveva previsto quando si parlava di smantellamento imminente, di delocalizzazione in 30 mesi, di waterfront restituito alla vocazione turistica. Oggi, con la determinazione del 3 febbraio 2026 dell’Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Jonio, arriva la conferma ufficiale: la concessione demaniale marittima alla Meridionale Petroli S.p.A. è stata rinnovata per altri vent’anni. Il deposito costiero resterà dov’è, fino al 2045.
Non è una sorpresa. È l’epilogo annunciato di una vicenda che questa testata ha seguito passo dopo passo, mettendo in guardia dall’illusione che bastassero dichiarazioni politiche per ribaltare un impianto normativo, amministrativo e strategico di rilievo nazionale.
La determinazione conclusiva della Conferenza dei Servizi, adottata ai sensi dell’art. 14-quater della legge 241/90, approva il rinnovo della concessione ventennale per l’occupazione di oltre 26 mila metri quadrati di area demaniale marittima nella zona ovest del porto di Vibo Valentia Marina, destinati al mantenimento e alla gestione dell’esistente deposito costiero di oli minerali.
Non solo: il procedimento si è chiuso con esito favorevole, acquisendo i pareri degli enti coinvolti, compresa l’Autorizzazione Unica Ambientale rilasciata dal Comune di Vibo Valentia nell’ottobre 2025 e l’autorizzazione doganale dell’Agenzia delle Dogane nel gennaio 2026.
Un passaggio è politicamente rilevante: il Comune non ha bloccato il procedimento. Non risulta alcun atto urbanistico ostativo, nessuna variante al Piano Strutturale Comunale che rendesse incompatibile la permanenza dell’impianto con una diversa destinazione dell’area portuale. E senza un vincolo urbanistico cogente, in sede di Conferenza dei Servizi, le dichiarazioni di indirizzo restano tali: dichiarazioni.
Vivipress lo aveva evidenziato mesi fa: senza atti formali, senza strumenti pianificatori aggiornati, senza una strategia tecnico-amministrativa strutturata, parlare di smantellamento era politicamente suggestivo ma giuridicamente fragile.
C’è un altro elemento che nei dibattiti pubblici è stato spesso sottovalutato. I depositi costieri rientrano tra le infrastrutture energetiche strategiche, ai sensi della normativa nazionale. Questo significa che le procedure autorizzative coinvolgono livelli ministeriali e interessi di rilievo sovralocale, legati alla sicurezza e all’approvvigionamento energetico.
Pensare di chiudere una partita di questo tipo con una delibera consiliare o con una proposta di clausola temporale – i famosi 30 mesi per la delocalizzazione – era, fin dall’inizio, un’operazione politicamente ambiziosa ma amministrativamente velleitaria.
Anche su questo punto Vivipress aveva richiamato alla prudenza: la complessità di VIA, VAS, VINCA, autorizzazioni demaniali, eventuali espropri e varianti urbanistiche non si supera con gli slogan.
Tra i pareri acquisiti, quello dell’Azienda Sanitaria Provinciale evidenzia un aspetto tutt’altro che marginale: la posizione dello stabilimento, in prossimità di spiaggia, ristoranti e centro abitato, costituisce un elemento di contesto rilevante ai fini della gestione delle emergenze.
È un passaggio che merita attenzione e trasparenza. Perché se da un lato il parere è favorevole sotto il profilo della tutela dei lavoratori (con prescrizioni), dall’altro richiama la delicatezza dell’interferenza tra attività industriale e tessuto urbano-turistico.
Ed è proprio qui che si misura la distanza tra narrazione e pianificazione: se davvero si voleva aprire una nuova stagione per il waterfront di Vibo Marina, serviva un progetto organico, sostenuto da atti coerenti e da un confronto istituzionale serrato, non una battaglia mediatica.
Vivipress aveva già scritto che, in assenza di atti concreti e di un’azione amministrativa tempestiva, il rinnovo sarebbe stato l’esito più probabile. Non per simpatia verso l’impianto, ma per realismo istituzionale.
Oggi i fatti confermano quell’analisi. Il Comune aveva tempo – la richiesta di rinnovo è del marzo 2025 – per intervenire sul piano urbanistico, per costruire un percorso alternativo credibile, per dotarsi di un supporto tecnico-legale adeguato. Nulla di tutto questo risulta essere stato posto in modo tale da incidere realmente sul procedimento.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: concessione rinnovata, deposito confermato, orizzonte 2045.
Resta una domanda che spesso è rimasta sullo sfondo del confronto politico, ma che noi di Vivipress abbiamo sempre tenuto presente: che ne sarebbe stato dei lavoratori? Ogni ipotesi di smantellamento o trasferimento avrebbe richiesto un piano occupazionale chiaro, risorse certe, tempi realistici. Anche su questo fronte, al di là degli annunci, non si è visto un progetto dettagliato.
La verità è che governare significa tenere insieme sviluppo, ambiente, sicurezza e lavoro. Significa misurarsi con le norme, non aggirarle con le dichiarazioni. Significa dire la verità ai cittadini, anche quando è scomoda.
La vicenda dei depositi costieri non è solo una sconfitta politica per chi aveva promesso una rapida delocalizzazione. È una lezione istituzionale per l’intera città.
Le trasformazioni strategiche non si improvvisano. Si pianificano. Si scrivono negli strumenti urbanistici. Si difendono nelle sedi competenti con atti solidi, non con conferenze stampa.
Vivipress continuerà a fare quello che ha fatto fin dall’inizio: leggere le carte, confrontare gli annunci con i provvedimenti, raccontare ai cittadini ciò che è scritto negli atti ufficiali.
Perché le città si governano con i documenti, non con i titoli. E le previsioni, quando sono fondate sui fatti, prima o poi trovano conferma.










