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Manuale minimo di sopravvivenza nel Palazzo: appunti per una commedia politica senza fine

Manuale minimo di sopravvivenza nel Palazzo: appunti per una commedia politica senza fine

da admin_slgnwf75
11 Febbraio 2026
in politica, opinioni
Tempo di lettura: 3 minuti
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Quando il movimento serve solo a restare fermi, ma con una sedia diversa. Cronaca semiseria di una giunta che cambia volto senza mai cambiare abitudini

di Marcello Bardi

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Churchill non l’ha presa bene. Churchill è in preda a un turbamento evidente e pare alquanto contrariato.

Da Radio “Londra” giungono voci concitate: il “padrone” passeggia nervoso, parla da solo, scruta l’orizzonte come se il nemico potesse spuntare da una delibera qualunque. Il sorriso, quello istituzionale, è rimasto appeso all’attaccapanni. A tenerlo in piedi c’è Clementine, regista silenziosa di una pièce che va in scena da anni. Eppure, lui ha la sensazione di ritrovarsi improvvisamente a fare i conti con un copione che non aveva previsto fino in fondo. A tenerlo ancorato alla calma, dicono, resta sempre lei: Clementine, presenza fedele, bussola politica e domestica insieme.

Il punto è che questo era stato un ritorno celebrato come una restaurazione, con l’aria di chi sa che in questo Palazzo nulla si perde davvero, tutto al massimo si presta. Un ritorno vissuto con il piglio di chi sente di riprendersi ciò che il destino, o la politica, aveva solo temporaneamente sottratto.

Per meglio capire, il flashback è d’obbligo. Erano i tempi di Franco l’esattore e l’atmosfera era diversa. Il consesso sembrava un tribunale improvvisato, la maggioranza una claque inferocita. In quel frangente, Clementine fu invitata a uscire di scena con una rapidità degna del miglior vaudeville.

In quei giorni Churchill era in pausa forzata, osservatore silenzioso dopo l’uscita di scena dall’altro ramo dell’assemblea, quello di Bitonto. Guardava la recita dal loggione.

Ma il nostro non è tipo da arrendersi facilmente. Lui studia le entrate, conta le battute, aspetta l’intervallo. Gli spazi sono occupati, i personaggi troppi, così era riuscito a piazzare Clementine su una seggiola laterale, defilata ma ben visibile. Una comparsa, all’inizio. Poi, col tempo, un ruolo parlato. Una presenza che via via andava ritagliandosi, com’è nel suo carattere, un ruolo non marginale. Tanto che l’esattore, un giorno, senza troppi preamboli, fece sapere la sua decisione: “Clementine deve tornare alla Cerasarella”. Detto, fatto.

Churchill, però, non aveva alcuna intenzione di scivolare nell’ombra. La controproposta arrivò puntuale, con il sostegno di padre Pietro da Piscopio: “Se Clementine non va, in scena entro io. Secondo, terzo, quarto… va bene tutto. Purché resti nel cast”.

Così fu. E Churchill prese il posto lasciato libero dalla sua Sirena, perché, in fondo, per lui la politica è sempre stata anche una questione di relazioni: prima la famiglia, poi gli amici, poi i sodali di sempre.

Passano i lustri, cambiano le locandine, ma il pubblico resta lo stesso. E il pubblico – si sa – ama ciò che conosce. Così acclama di nuovo il vecchio Signore, con la devozione che si riserva agli spettacoli di repertorio.
Perché a Vibo Valentia la politica non si rinnova: si replica. E certi protagonisti non vanno mai in pensione. Al massimo, cambiano costume.

Perché la memoria è breve, la politica ciclica e c’è chi conosce fin troppo bene i corridoi del potere.

In fondo, a Vibo Valentia la politica gira in tondo e certi Signori, più che in carica, sembrano semplicemente… di casa.

Tags: cerasarellaChurchillClementinecommediacronacagiunta comunalemanualesopravvivenza

admin_slgnwf75

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