Le accuse sono state mosse dalla Guardia costiera di Bari nei confronti di Giosè Marchese, titolare della ditta ‘Servizi ecologici’
Traffico internazionale illecito di rifiuti speciali e falso sono le accuse che la Guardia costiera di Bari ha mosso nei confronti di Giosè Marchese, titolare della ditta ‘Servizi ecologici’, insieme a lui risultano indagate altre cinque persone, due dirigenti e due funzionari della Regione Calabria, Gianfranco Comito, Gabriele Alitto, Clementina Torchia e Claudia Russo e il responsabile tecnico dell’azienda, Pasqualino Caparrotta.
L’indagine è partita a novembre 2021 da alcuni controlli nel porto di Bari che hanno consentito di ricostruire un complesso meccanismo finalizzato allo smaltimento illecito di rifiuti derivanti dal ciclo urbano, formalmente classificati come rifiuti speciali mediante procedure ritenute irregolari e successivamente esportati verso alcuni impianti in Grecia.
Per gli inquirenti l’obiettivo sarebbe stato quello di conseguire un ingiusto profitto mediante il risparmio dei costi connessi alle corrette procedure di gestione previste dalla normativa ambientale nazionale ed europea, alterando la classificazione dei rifiuti, eludendo la tracciabilità delle operazioni di trattamento e movimentazione in origine, predisponendo documentazione ritenuta non veritiera e simulando operazioni di recupero finale in realtà non effettuate.
La ditta, “che rappresenta – spiega la Guardia costiera – una delle principali aziende calabresi che si occupano della raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani nei comuni della provincia di Cosenza”, è stata affidata ad un amministratore giudiziario, mentre è stato eseguito il sequestro preventivo dello stabilimento, a Tarsia, e della sede amministrativa della società a Santa Sofia D’Epiro.
La gip di Bari ha escluso gravi indizi nei confronti degli altri indagati, mentre la giudice ha contestualmente dichiarato la propria incompetenza territoriale disponendo la trasmissione degli atti all’autorità giudiziaria di Catanzaro.








