Documento a firma dei consigliere comunali pentastellati: «Lasciati a casa centinaia di lavoratori. Così si spegne la cultura nei territori»
Il Museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia è ormai aperto soltanto due giorni alla settimana. Un fatto gravissimo e senza precedenti in oltre cinquant’anni di storia del museo, che rappresenta un duro colpo per l’offerta culturale della città e dell’intero territorio. Dietro questa situazione si nasconde il mancato rinnovo dei contratti di quasi trecento professionisti precari del Sud Italia — tra vigilanti, archeologi, architetti ed esperti di beni culturali — che fino a poche settimane fa garantivano il funzionamento di musei e soprintendenze.
Così scrivono i consiglieri comunale del Movimento 5Stelle di Vibo Valentia: Vincenzo Pisano capogruppo, Angela Cutrullà e Jessica Comito.
Si tratta – spiegano – di lavoratori qualificati, entrati in servizio il 1° settembre 2023 tramite procedura pubblica e successivamente prorogati per dodici mesi. Dal 1° marzo, però, il rinnovo dei contratti è stato escluso prima dalla Legge di Bilancio e poi dal decreto Milleproroghe, lasciando senza lavoro centinaia di professionisti e mettendo in difficoltà numerosi istituti culturali. Le conseguenze sono immediate: musei costretti a ridurre drasticamente gli orari di apertura, soprintendenze in affanno e servizi culturali sempre più indeboliti.
Il paradosso è evidente – affermano i tre consiglieri comunali pentastellati – Nonostante le risorse del PNRR ottenute dal governo Conte destinate al rilancio dei luoghi della cultura, oggi il Governo guidato da Giorgia Meloni dimostra di non essere nemmeno in grado di garantire la normale apertura dei musei. A Vibo Valentia questo significa penalizzare uno dei principali poli culturali della Calabria e privare cittadini e visitatori della possibilità di fruire di un patrimonio storico di enorme valore.
Gli esponenti vibonese del Movimento 5 Stelle mettono nel mirino anche l’azione del Ministero della Cultura: «Viene il sospetto che il ministro Alessandro Giuli, a furia di esaltare il Futurismo, abbia spinto la sua maggioranza a prendere alla lettera il manifesto di Filippo Tommaso Marinetti».
«In quel manifesto – si legge nella nota – si proclamava provocatoriamente: “Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie”. Guardando allo stato in cui vengono lasciati molti poli culturali del Paese, sembra quasi che quella provocazione venga oggi applicata come programma politico».
Dal territorio arriva quindi la richiesta di un intervento immediato per evitare che il museo resti di fatto paralizzato: «Non accettiamo che il Museo “Vito Capialbi” venga abbandonato e ridotto a simbolo dell’inefficienza dello Stato. La cultura non può pagare il prezzo dell’incapacità politica».
Sul piano parlamentare il Movimento 5 Stelle annuncia un’iniziativa concreta: il portavoce alla Camera, on. Riccardo Tucci, ha depositato un emendamento finalizzato al rinnovo dei contratti e all’avvio di un percorso di stabilizzazione dei lavoratori: «Un Paese che lascia chiudere i musei e manda a casa chi lavora per proteggerli è un Paese che smette di credere nella propria storia e nel proprio futuro».










