Avrebbe “chiuso un occhio” permettendo maggiori contatti tra detenuti e il mondo esterno, oltre naturalmente all’introduzione di sostanze stupefacenti
Quello che è successo a Genova diversi mesi fa e che ha coinvolto detenuti anche al 41 bis, ha aperto il vaso di Pandora, infatti sono stati trovati telefoni cellulari per comunicare all’esterno e per continuare a impartire ordini o far pervenire messaggi ai sodali di altre carceri o ancora in libertà.
Da allora sono state tante le attività di controllo un po’ in tutte le case circondariali e spesso, oltre ai cellulari si è trovata droga o altre cose che, invece, in carcere non dovrebbero entrare.
Una cosa simile si è fatta anche presso la Casa Circondariale “S. Cosmai” di Cosenza dove si è scoperta una serie di condotte illecite relative a plurime ipotesi di corruzione da parte di privati, che hanno interessato un agente della Polizia penitenziaria, nonché la cessione di sostanze stupefacenti, introduzione e utilizzo di cellulari e SIM card che hanno portato il personale del Nucleo Investigativo Centrale Polizia Penitenziaria – Nucleo Regionale della Calabria di Catanzaro, con il supporto del Reparto di Polizia Penitenziaria e con l’ausilio anche del Nucleo Investigativo Regionale della Campania di Napoli ad eseguire un’ordinanza di misura cautelare nei confronti di 8 indagati, per corruzione e spaccio di sostanze stupefacenti.
In particolare, l’ordinanza cautelare è stata adottata a seguito degli interrogatori preventivi del GIP, e degli indagati di cui 6 sono raggiunti dalla misura cautelare personale degli arresti domiciliari, 1 dall’obbligo di dimora nel comune di residenza e 1 dall’obbligo di presentazione alla P.G.
Le indagini hanno fatto emergere il comportamento di un agente della Polizia Penitenziaria che avrebbe accettato la promessa o avrebbe ricevuto corrispettivi (tra questi anche sostanze stupefacenti) da alcuni familiari di detenuti per l’effettuazione di videochiamate in numero maggiore rispetto a quello stabilito ed autorizzato dal DAP, per la comunicazione ai detenuti di informazioni provenienti dai familiari, per l’introduzione di sostanza stupefacente all’interno della casa circondariale, per l’omissione della denuncia circa la disponibilità all’interno della casa circondariale di sostanza stupefacente, SIM card e smartphone tutto materiale che è stato ritrovato e sequestrato.
L’uomo sarebbe accusato anche di corruzione per atti contrario ai doveri d’ufficio e di rivelazione di segreti di ufficio.










