Era rimasto coinvolto nell’inchiesta Metropolis sulla costruzione di villaggi turistici sulla costa ionica
Torna a minacciare di uccidersi e questa volta lo fa dopo essersi arrampicato sul tetto del palazzo dove abita.
Lui è Antonio Cuppari, l’imprenditore sessantaduenne che alcuni giorni fa era salito su una gru posizionata nel posteggio di un supermercato e che sono dopo ore di trattative aveva accettato di scendere permettendo che la zona ritornasse alla normalità.
Era rimasto coinvolto nell’operazione “Metropolis” della Dda di Reggio Calabria, quando a capo c’era Federico Cafiero De Raho e Nicola Gratteri era il sostituto procuratore a capo dell’inchiesta .
Secondo gli inquirenti tutti i residence turistici realizzati sulla costa jonica calabrese tra Brancaleone e Roccella Jonica, erano stati costruiti con soldi sporchi per poi rivenderli a imprenditori spagnoli e inglesi.
All’alba del 5 marzo 2013, gli uomini della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e di Locri, in collaborazione con lo Scico di Roma, hanno fatto scattare le manette ai polsi di vari soggetti legati ai clan Morabito di Africo e Aquino di Marina di Gioiosa. Tra loro soprattutto imprenditori e prestanome delle “famiglie”, 20 gli arresti in tutto ma la patre più consistente dell’operazione era il sequestro di per un totale di 450 milioni di euro. In pratica i finanzieri hanno posto sigilli ad un migliaio di appartamenti “estivi”, bloccate preventivamente anche 12 società e 17 villaggi turistici.
I boss attraverso ditte a loro vicine presentavano i progetti per la realizzazione di questi villaggi, poi grazie a funzionari dei comuni “amici” o infedeli, ottenevano le autorizzazioni a costruire anche in aree vincolate. Una volta pronti i complessi residenziali venivano messi sul mercato estero grazie a tutta una serie di società registrate ad arte, in questo modo sarebbero riusciti anche a ripulire una grande quantità di denaro sporco.
Si arriva a processo e nel gennaio del 2016 anche la sentenza che però non è certo quella che si aspettava il procuratore aggiunto Nicola Gratteri: su 23 imputati, 20 assoluzioni e solo 3 condanne, per Rocco Morabito (7 anni), Sebastiano Vottari (3 anni) e Antonio Cuppari (10 anni).
In appello le cose cambiano, aumentano le condanne e diminuiscono le assoluzioni, si arriva in cassazione e per Antonio Cuppari la sentenza diventa definitiva, nel frattempo gli erano stati confiscati beni per svariati milioni di euro.
Cuppari ritiene comunque che nei suoi confronti sia stata fatta un’ingiustizia e così è salito sul tetto del palazzo e minaccia di buttarsi giù.
Il lungomare, per permettere le operazioni di messa in sicurezza è stato interdetto alla circolazione, mentre la zona brulica di forze dell’ordine, i Vigili del Fuoco hanno allestito i materassi gonfiabili alla base dell’edificio per mitigare il rischio di un eventuale impatto, mentre i Carabinieri di Locri presidiano gli accessi e coordinano le comunicazioni tra le autorità.
In questi istanti, un mediatore specializzato delle forze dell’ordine sta tentando un approccio diretto sul tetto, proprio come avvenne la volta scorsa. L’obiettivo è stabilire un canale di comunicazione empatico per convincere Cuppari a desistere dal suo intento. Tuttavia, l’uomo appare fermo nelle sue intenzioni, dichiarando di voler interloquire solo con figure istituzionali capaci di offrire soluzioni concrete alla sua situazione patrimoniale e legale.










