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Ancora una volta sul tetto minacciando di burrarsi giù, Antonio Cuppari questa volta sembra più determinato

Ancora una volta sul tetto minacciando di burrarsi giù, Antonio Cuppari questa volta sembra più determinato

da patriziaventurino
20 Marzo 2026
in cronaca
Tempo di lettura: 3 minuti
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Era rimasto coinvolto nell’inchiesta Metropolis sulla costruzione di villaggi turistici sulla costa ionica

Torna a minacciare di uccidersi e questa volta lo fa dopo essersi arrampicato sul tetto del palazzo dove abita.

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Lui è Antonio Cuppari, l’imprenditore sessantaduenne che alcuni giorni fa era salito su una gru posizionata nel posteggio di un supermercato e che sono dopo ore di trattative aveva accettato di scendere permettendo che la zona ritornasse alla normalità.

Era rimasto coinvolto nell’operazione “Metropolis” della Dda di Reggio Calabria, quando a capo c’era Federico Cafiero De Raho e Nicola Gratteri era il sostituto procuratore a capo dell’inchiesta  .

Secondo gli inquirenti tutti i residence turistici realizzati sulla costa jonica calabrese tra Brancaleone e Roccella Jonica, erano stati costruiti con soldi sporchi per poi rivenderli a imprenditori spagnoli e inglesi.

All’alba del 5 marzo 2013, gli uomini della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e di Locri, in collaborazione con lo Scico di Roma, hanno fatto scattare le manette ai polsi di vari soggetti legati ai clan Morabito di Africo e Aquino di Marina di Gioiosa. Tra loro soprattutto imprenditori e prestanome delle “famiglie”, 20 gli arresti in tutto ma la patre più consistente dell’operazione era il sequestro di per un totale di 450 milioni di euro. In pratica i finanzieri hanno posto sigilli ad un migliaio di appartamenti “estivi”, bloccate preventivamente anche 12 società e 17 villaggi turistici.

I boss attraverso ditte a loro vicine presentavano i progetti per la realizzazione di questi villaggi, poi grazie a funzionari dei comuni “amici” o infedeli, ottenevano le autorizzazioni a costruire anche in aree vincolate. Una volta pronti i complessi residenziali venivano messi sul mercato estero grazie a tutta una serie di società registrate ad arte, in questo modo sarebbero riusciti anche a ripulire una grande quantità di denaro sporco.

Si arriva a processo e nel gennaio del 2016 anche la sentenza che però non è certo quella che si aspettava il procuratore aggiunto Nicola Gratteri: su 23 imputati, 20 assoluzioni e solo 3 condanne, per Rocco Morabito (7 anni), Sebastiano Vottari (3 anni) e Antonio Cuppari (10 anni).

In appello le cose cambiano, aumentano le condanne e diminuiscono le assoluzioni, si arriva in cassazione e per Antonio Cuppari la sentenza diventa definitiva, nel frattempo gli erano stati confiscati beni per svariati milioni di euro.

Cuppari ritiene comunque che nei suoi confronti sia stata fatta un’ingiustizia e così è salito sul tetto del palazzo e minaccia di buttarsi giù.

Il lungomare, per permettere le operazioni di messa in sicurezza è stato interdetto alla circolazione, mentre la zona brulica di forze dell’ordine, i Vigili del Fuoco hanno allestito i materassi gonfiabili alla base dell’edificio per mitigare il rischio di un eventuale impatto, mentre i Carabinieri di Locri presidiano gli accessi e coordinano le comunicazioni tra le autorità.

In questi istanti, un mediatore specializzato delle forze dell’ordine sta tentando un approccio diretto sul tetto, proprio come avvenne la volta scorsa. L’obiettivo è stabilire un canale di comunicazione empatico per convincere Cuppari a desistere dal suo intento. Tuttavia, l’uomo appare fermo nelle sue intenzioni, dichiarando di voler interloquire solo con figure istituzionali capaci di offrire soluzioni concrete alla sua situazione patrimoniale e legale.

Tags: antonio cupparibrancaleoneindagine metropolis

patriziaventurino

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