Sei casi sono stati registrati a Cosenza e quattro nel catanzarese
A volte ritornano, non ci dobbiamo mai adagiare sugli allori pensando che alcune malattie siano state parzialmente debellate dal nostro paese; nel mondo, soprattutto nelle zone non si possono garantire alti tassi di vaccinazione e adeguati standard igienico-sanitari, possono esiste ancora focolai che con la globalizzazione possono far giungere virus o batteri ovunque.
Morbillo, poliomielite, difterite, pertosse, tubercolosi, malaria e lebbra sono tra le principali malattie che riappaiono a causa del calo delle coperture vaccinali, della crescente povertà o per le guerre, mentre il vaiolo resta l’unica malattia eradicata.
Fattore fondamentale per evitare il loro propagarsi la prevenzione che è fatta anche di buone norme di igiene.
In questi ultimi giorni sta creando allarmismo il focolaio di epatite A segnalato in Campania, con oltre 130 casi accertati in larga parte tra Napoli e Caserta.
Le cause all’origine del contagio potrebbero essere legate al consumo di pesce o frutti di mare crudi, abbattuti male, proprio per questo alcuni sindaci hanno emesso un’ordinanza di “divieto temporaneo di somministrazione di frutti di mare crudi nei locali della città”. La decisione mira a interrompere la catena del contagio che può avvenire anche tra persone, considerata la correlazione sospetta tra i casi e il consumo di prodotti ittici non adeguatamente trattati.
Ora però si registrano alcuni casi anche in Calabria, 6 quelli registrati presso l’ospedale Annunziata di Cosenza, di cui 5 ricoverati nel reparto di Malattie infettive, uno in Gastroenterologia, mentre un’altra paziente risulta dimessa nelle scorse ore.
Quattro quelli in provincia di Catanzaro tutti registrati alla Dulbecco.
L’epatite A è un’infiammazione del fegato provocata da un’infezione virale. Il decorso è sempre acuto, cioè non cronico, e viene curato dall’organismo stesso nella quasi totalità dei casi e può essere prevenuta con un vaccino a due dosi.
“L’Italia è un’area ad endemicità medio-bassa, con occasionali picchi epidemici (l’ultimo di maggiore entità risalente al 2017). La casistica di epatiti virali acute da HAV è raccolta e monitorata in Italia dal Sistema Epidemiologico Integrato delle Epatiti Virali Acute (SEIEVA), coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Nel 2020 il numero di casi notificati si è ridotto rispetto al 2019, con un’incidenza di 2, anziché 8, casi per milione di abitanti, corrispondenti a 97 casi totali. Questi casi erano localizzati soprattutto in regioni del centro nord quali Lombardia, Toscana, Emilia-Romagna, Piemonte” (Fonte S.S.T.).










