Con una lettera indirizzata al Ministro della Salute e al dirigente generale della Regione Calabria, Cosimo Limardo solleva una questione che tocca da vicino migliaia di cittadini
Nel dibattito sempre più acceso sulla sanità pubblica italiana, torna a farsi sentire la voce di Cosimo Limardo, da anni impegnato nella difesa dei diritti dei pazienti, in particolare delle persone più fragili. Con una lettera indirizzata al Ministro della Salute Orazio Schillaci e al dirigente generale della Regione Calabria Ernesto Esposito, Limardo solleva una questione che tocca da vicino migliaia di cittadini: l’equità nel sistema sanitario.
Al centro della denuncia vi è una disparità evidente. Da un lato, il paziente che prenota una visita tramite CUP e, per motivi di salute o impedimenti reali, non riesce a presentarsi, viene sanzionato con una multa che può arrivare fino a 46 euro, oltre alle spese di notifica. Una misura pensata per limitare sprechi e disdette tardive, ma che spesso colpisce proprio chi si trova in condizioni di maggiore difficoltà.
Dall’altro lato, però, quando accade il contrario — ovvero quando è il medico a non essere presente — il sistema non prevede alcuna forma di tutela o risarcimento per il paziente. Nessuna compensazione per chi ha affrontato lunghi viaggi, sostenuto costi e sacrifici, magari percorrendo anche oltre 100 chilometri per raggiungere una struttura sanitaria, per poi scoprire che la visita non può essere effettuata per assenza del medico e mancanza di sostituti.
È proprio su questo punto che si concentra la riflessione di Cosimo Limardo: perché esiste una responsabilità unilaterale? Perché il cittadino viene sanzionato, mentre il sistema sanitario non risponde delle proprie inefficienze?

La questione assume contorni ancora più critici in regioni come la Calabria, dove — come evidenziato nella lettera — i tempi di attesa per una visita specialistica possono protrarsi per mesi, se non anni. In questo contesto, la multa per mancata presentazione appare non solo ingiusta, ma quasi paradossale, soprattutto quando l’assenza è dovuta a reali problemi di salute.
Il principio richiamato è semplice ma fondamentale: la legge deve essere uguale per tutti. Se al paziente si richiede puntualità, rispetto delle regole e responsabilità, lo stesso dovrebbe valere per il sistema sanitario e per i professionisti che ne fanno parte. Il diritto alla cura non può trasformarsi in un percorso a ostacoli, né tantomeno in una fonte di ulteriori disagi economici e psicologici.
La battaglia portata avanti da Cosimo Limardo non è solo una denuncia, ma una richiesta concreta di equilibrio e giustizia. Una sanità più equa non passa soltanto attraverso investimenti e riforme strutturali, ma anche attraverso il riconoscimento reciproco dei diritti e dei doveri tra pazienti e istituzioni.
In un Paese che si fonda sul principio dell’universalità del servizio sanitario, episodi come questi pongono interrogativi urgenti: è davvero garantita la stessa dignità a tutti i cittadini? E soprattutto, chi tutela il paziente quando il sistema fallisce?
Sono domande che meritano risposte chiare. E rapide.








