Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 22 marzo
di Mons. Giuseppe Fiorillo
Carissime, carissimi,
il Vangelo di Giovanni ha come pilastri della sua Resurrezione sette segni. La resurrezione di Lazzaro è l’ultimo dei sette segni e si svolge a Betania, il primo segno invece avviene a Cana di Galilea.
Nel primo e nell’ultimo dei segni abbiamo delle donne che si rivolgono a Gesù. A Cana, c’è Maria che, attraverso l’acqua trasformata in vino da Gesù, su sua intercessione, porta gioia piena agli sposi. A Betania ci sono due sorelle Marta e Maria che chiedono a Gesù vita per il loro fratello Lazzaro ed ottengono la grazia. Di questo lungo racconto nel quale Gesù appare dotato di una elevata umanità (piange, si commuove, grida davanti alla tomba) ne proclamiamo un piccolo frammento iniziale.
“In quel tempo un certo Lazzaro di Betania,il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la Gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì ch’era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». (Giovanni 11, 1-45).
Il fatto narrato avviene a Betania, un villaggio a pochi chilometri da Gerusalemme. Qui risiede una piccola famiglia composta da due sorelle Marta e Maria e di un fratello Lazzaro, tutti e tre scapoli, perché probabilmente appartenenti al movimento “dei poveri di Jahweh”. Questo movimento spirituale, che si rifaceva agli Esseni di Qumram, nei pressi del Mare Morto, era assai seguito ai tempi di Gesù. I tre fratelli erano amici intimi di Gesù. Difatti Gesù, quando veniva a Gerusalemme per celebrare le feste, era ospite con i suoi discepoli presso questa piccola famiglia. Ora siamo vicini alla Pasqua, l’ultima festa che Gesù celebra prima della morte e Resurrezione. Giovanni ci informa che Gesù, in quei giorni, per sfuggire alle insidie dei Giudei che lo volevano morto, si era rifugiato con i suoi al di là del Giordano. Qui Gesù riceve un messaggio urgente da parte delle due sorelle. Signore, colui che tu ami è gravemente ammalato. Gesù con molta calma risponde ai messaggeri dicendo che la malattia di Lazzaro non è per la morte, ma per la Gloria di Dio. Tuttavia, soltanto dopo due giorni, pur ostacolato dai suoi Discepoli, decide di tornare in Giudea; e precisamente a Betania. Gli vengono incontro Marta e Maria, che lo informano, che, purtroppo, Lazzaro è morto da quattro giorni ed è in decomposizione, a giudicare dal fetore di morte, che proviene dal sepolcro. Su richiesta di Gesù, il piccolo gruppo, al quale si uniscono alcuni Giudei, venuti dal Gerusalemme per consolare Marta e Maria, si dirige verso la tomba, scavata nella roccia, secondo gli usi del tempo e chiusa da una ruota di pietra. Davanti alla tomba Maria, donna fragile, contemplativa, piange. Il suo pianto è contagioso. Piange Marta, piangono i Giudei, piange Gesù.
Il pianto non è vergogna, ma è prendere coscienza dei nostri limiti e togliere da noi le pietre di tutto ciò che è morte. “L’ipocrisia con cui si vive la fede, è morte; la critica distruttiva verso gli altri, è morte; l’offesa, la calunnia, sono morte; l’emarginazione del povero, è morte” (Papa Francesco).
Dopo il pianto Gesù si raccoglie in preghiera per ringraziare il Padre che sempre lo ascolta e poi, grida forte: «Lazzaro vieni fuori». Il cadavere compare sulla soglia del sepolcro, fasciato con bende mortuarie. Gesù dice loro: «Liberatelo e lasciatelo andare».

Gesù da’ la vita a Lazzaro, ma chiede la partecipazione dei presenti, chiede comunità, chiede relazioni e, soprattutto, chiede di lasciarlo libero a godersi la vita ritrovata. Lasciatelo andare, dategli strada ed amici con cui accompagnarsi.
Buona domenica con una riflessione che prendiamo da uno scrittore francese, Ernest Renan: “posso negare tutti i miracoli del Vangelo,ma questo miracolo della Risurrezione di Lazzaro assolutamente non posso negarlo”. (Vita di Gesù pubblicata nel 1863 a Parigi).
Don Giuseppe Fiorillo.
P.S.= La resurrezione di Lazzaro è piena icona della resurrezione di Gesù.
Gesù, al tempo del grande Segno, era dal Sinedrio già precedentemente condannato a morte, ma con sentenza da eseguire dopo la festa della Pasqua a motivo della grande folla. Il miracolo di Lazzaro mette in tale ansia, paura e confusione i membri del Sinedrio ebraico a tal punto da accelerare ed improvvisare un processo, celebrato di notte e con false testimonianze proprio nei tempi non desiderati da loro. Ed è così che quello che doveva avvenire in sordina diviene eclatante e conosciuto da tutta l’area del Mediterraneo presente a Gerusalemme per la celebrazione della Pasqua.










