Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 27 marzo, domenica delle Palme
di Mons. Giuseppe Fiorillo
Carissime, carissimi,
la domenica delle Palme ha due momenti importanti: uno di festa e l’altro di dolore.
Momento di festa (Matteo 21,1-11).
La domenica delle Palme è uno dei momenti più festosi della vita di Gesù. Nel corteo che accompagna il Maestro e i discepoli, “c’è chi canta, chi applaude, chi fa ala e stende mantelli, chi agita rami di palme e di ulivo: un giardino che cammina verso Gerusalemme. Chi più vicino a Gesù, chi più lontano, ma tutti contenti”. (San Bernardo da Chiaravalle).
Momento questo altamente umano, voluto da Gesù che manda i suoi discepoli a chiedere in prestito, nel vicino villaggio, un’asina. Pronta l’asina, Gesù si mette a sedere sulla schiena dell’asina. Si dirige verso Gerusalemme in sintonia con l’antico profeta:”dite alla figlia di Sion: ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina”. (Zaccaria 9,9.)
Momento dii dolore(Matteo 26,14-27,66)
Il secondo momento apre le porte del racconto della Passione di Gesù secondo Matteo.
La passione non è soltanto la storia del passato, non è una semplice evocazione degli avvenimenti, è, invece un perpetuare, nell’oggi, la storia tragica di duemila anni fa. La realtà di questa storia è un “osanna” ed un “crucifige”. Che mistero!
La folla oggi grida osanna, domani crucifige… ed in questa storia c’è tutta l’umanità. C’è gente che applaude e gente che condanna; gente che tradisce e gente che si pente e piange amaramente; gente che si dispera e va ad impiccarsi ad un albero; gente che emette sentenze inique e gente che, dinanzi all’evidenza dell’innocenza, si lava le mani; gente che al giusto preferisce il ladro;gente che si vende e testimonia in tribunale il falso.
Ci sono tutti in questa storia: sacerdoti, donne, soldati, giusti, peccatori. E ci siamo anche noi!
E c’è Pietro, spavaldo, saccente, che nel Cenacolo attesta: anche se tutti ti dovessero tradire, io non ti tradirò mai e, dopo poche ore, si perde dietro le accuse di una serva del tribunale del Sinedrio, affermando: “quell’uomo io non lo conosco”. E senza saperlo Pietro dice la verità: veramente non conosceva bene Gesù!
Come noi del resto. Noi non conosciamo la profondità e la larghezza del messaggio di Gesù. Se veramente lo conoscessimo la nostra vita avrebbe una dimensione diversa, più accogliente, più benevola, verso le ferite dell’umanità.
E c’è Giuda in questa storia che si sente tradito da Gesù (voleva un capo popolo!) e si sente ancor più tradito dal Sinedrio e getta le monete del peccato nel Tempio e va ad impiccarsi, nella notte, ad un albero.
Il tradimento è partito da Giuda, sì, ma poi si è allargato ai discepoli che, davanti alla minaccia del pericolo “lo abbandonarono tutti e fuggirono” (Matteo 26,56).
E c’è un processo, anzi tre processi ci sono: il processo religioso, fatto di notte, quando di notte per la legge ebraica era vietato; un processo politico, gestito malamente da Pilato; un processo popolare, manipolato dai capi del popolo.
Gesù è sotto processo. Tutti, ogni giorno, siamo sotto processo, perché rinviati a giudizio da falsi amici, da nemici, dalle istituzioni e da un super-io che si nutre nell’ambiente in cui viviamo. I forti sopravvivono alle perverse dinamiche del processo, i più fragili, i poveri Cristi soccombono…e sono milioni e milioni nelle periferie esistenziali del mondo. E sul monte Calvario c’è crocefisso con Gesù un uomo di professione ladro che, alla fine della vita, riesce a rubare il Paradiso: “oggi – assicura Gesù – sarai con me in paradiso”. E c’è,ai piedi della croce, un centurione un romano, un pagano, che riconosce Gesù come figlio di Dio, non davanti alla tomba vuota, non davanti alla luce della Resurrezione, ma sul trono dell’infamia, sul patibolo, lo riconosce esclamando: “davvero costui era Figlio di Dio”.
E ci sono le donne ai piedi della Croce: piccolo gregge sgomento, ma coraggioso, con lo sguardo rivolto alla contemplazione del Dio crocefisso.
Le prime “pietre viventi” della Chiesa sono le donne. E noi, la se vogliamo essere Chiesa, dobbiamo anche noi sostare con queste donne accanto alle infinite croci del mondo dove Cristo, umiliato, disprezzato, deriso, é ancora crocefisso nei nostri fratelli e nostre sorelle.
Questa è la fede del venerdì santo. Nel venerdì santo la Gloria di Dio non si manifesta nel Tempio, ma sulla Croce, sui patiboli della storia, là dove c’è un innocente che muore, lì c’è Dio.
Buona domenica delle Palme con san Paolo: “sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Colossesi 1, 24).
don Giuseppe Fiorillo.










