Quanto accaduto a margine di quella che per i vibonesi veri è ancora una rappresentazione religiosa, di fede profonda ed emozione, non dovrà più ripetersi…
di Maurizio Bonanno
La Pasqua per i vibonesi, quelli veri, ha una sua complessità, che si compie e si completa solo a mezzogiorno, quando la Madonna, madre affettuosa e in lutto per il figlio perduto, sveste il suo abito a lutto e torna felice, radiosa d’azzurro nel vedere il figlio risorto. Sono secoli che questo rito si compie e tutti i vibonesi non vogliono mancare alla sua rappresentazione, al punto che l’Affruntata si svolge in quel punto esatto del corso perché solo così le suore di clausura del Convento delle Clarisse che lì si affacciava avrebbero potuto assistervi.
L’Affruntata di Vibo Valentia non è soltanto una tradizione pasquale spettacolare: è, soprattutto, un racconto vivo di fede che si rinnova ogni anno attraverso i gesti, le emozioni e la partecipazione di un intero popolo. Una partecipazione attiva, emozionate ed emozionante: non è un semplice assistervi passivo, ogni passo è un segno di attaccamento e di voto, di speranza e preghiera.
Al centro del rito c’è uno dei momenti più importanti del cristianesimo: la Resurrezione di Cristo. Questa verità, che nei Vangeli viene narrata con parole, nell’Affruntata prende forma concreta e visibile. Le statue della Madonna, di Gesù Risorto e di San Giovanni non sono semplici oggetti: diventano strumenti attraverso cui la comunità “vede” e “rivive” il passaggio dalla morte alla vita. Il momento più intenso è quello dell’incontro tra la Madre e il Figlio: la Madonna, inizialmente avvolta nel lutto, lascia cadere il velo nero e corre verso Cristo. In quel gesto si concentra un significato profondissimo: il dolore umano si trasforma in gioia, la disperazione si apre alla speranza.
È proprio qui che emerge il valore religioso del rito. L’Affruntata non si limita a ricordare un evento passato, ma lo rende attuale, presente, quasi tangibile. I fedeli non sono spettatori, ma partecipanti: condividono la sorpresa, l’incredulità e infine la gioia della Resurrezione. La fede, così, non resta astratta, ma diventa esperienza vissuta, emozione condivisa, certezza che si rinnova nel cuore delle persone.
Accanto a questo significato profondamente spirituale, l’Affruntata è anche una delle espressioni più autentiche della pietà popolare. Con questa espressione si intende quel modo semplice e diretto con cui il popolo vive la religione, fatto di gesti, simboli, tradizioni tramandate nel tempo. In questo rito, la pietà popolare si manifesta nella partecipazione collettiva, nella cura dei dettagli, nella devozione dei portatori delle statue e nell’emozione dei fedeli che assistono.



La forza della pietà popolare sta proprio nella sua immediatezza: non ha bisogno di spiegazioni teologiche complesse, perché parla attraverso immagini e gesti. Il velo che cade, la corsa della Madonna, l’incontro finale sono segni che tutti possono comprendere, anche senza parole. In questo modo, la fede diventa accessibile a tutti e si radica profondamente nella vita quotidiana della comunità.
Un altro aspetto importante è il legame tra il rito e l’identità collettiva. L’Affruntata non appartiene solo alla sfera religiosa, ma anche a quella culturale: è una tradizione che unisce le generazioni, rafforza il senso di appartenenza e mantiene vivo il legame con il passato.
L’Affruntata di Vibo Valentia è un esempio straordinario di come la fede possa esprimersi attraverso la cultura e la tradizione. È un rito che racconta la Resurrezione non solo con le parole, ma con i corpi, i movimenti e le emozioni di un popolo intero. Ed è proprio in questa fusione tra religione e pietà popolare che si trova il suo significato più profondo: rendere visibile l’invisibile e trasformare una verità di fede in un’esperienza condivisa.
Ogni anno, la comunità si ritrova per rivivere lo stesso gesto, ma ogni volta con emozioni nuove, come se fosse la prima. E ripete azione e commozione, atti ed emozione, ma… qualcosa di diverso è accaduto quest’anno!
Quel respiro profondo, quel movimento totale che spinge il fedele verso quelle statue che statue non sono perché molto si più sono, è stato impedito, bloccato, represso: invalidato.
I pur encomiabili volontari chiamati a curare il servizio d’ordine hanno ricevuto l’ORDINE, di frenare questo afflato, di impedire che i fedeli raggiungessero i protagonisti della sacra rappresentazione, i diretti destinatari dei loro voti, delle loro speranze, della loro fede.


Ordini superiori è stato detto. Ordini superiori? Mentre le “Autorità” si complimentavano e si scambiavano gli auguri ai piedi delle statue soddisfatti per la buona riuscita dell’Affruntata, la “plebe” doveva essere tenuta a debita distanza. Chi può avere dato un simile ORDINE? E perché?
L’Affruntata di Vibo Valentia non è uno show. Non è uno spettacolo. Forse lo sarà per altri, anche tra le quasi ventimila persone che sono giunte per assistere all’evento. Ma per i vibonesi no!

Qualcuno dovrà spiegare. Qualcuno dovrà assumersi la responsabilità di un simile ORDINE. E poi, dovrà dire ai “vibonesi veri” che la loro vecchia Affruntata non c’è più: questo è solo uno spettacolo.
I fedeli si ribellano: chi ha il coraggio di condannarli?!









