Riflessione semiseria, dichiaratamente ispirata a Giorgio Gaber, tra buche poetiche, grandezze relative e l’ironia che resta l’unica vera infrastruttura funzionante
di Maurizio Bonanno
Com’è bella la città.
Sì, certo, lo sappiamo: qualcuno potrebbe obiettare. Ma qui, a Vibo Valentia, l’ottimismo è una scelta di sopravvivenza prima ancora che una condizione reale.
Com’è grande la città.
Talmente grande che, se sbagli strada, rischi di ritrovarti esattamente dove eri partito — il che, a ben vedere, è anche un modo efficiente di risparmiare carburante.
Com’è viva la città.
Viva soprattutto nelle ore in cui si discute animatamente di parcheggi, lavori in corso e lavori che, per coerenza narrativa, restano in corso… per anni.
Com’è allegra la città.
Allegra come chi trova un posto libero sotto casa e lo racconta come un evento epocale, degno di essere tramandato ai nipoti.
Vieni, vieni in città, che stai a fare altrove?
Se vuoi farti una vita — o almeno un giro completo tra buche, deviazioni e sensi unici creativi — devi venire a Vibo Valentia.
Piena di strade e di negozi,
e di vetrine piene di luce (quando resistono e restano aperti, ma non sottilizziamo).
Con tanta gente che lavora, con tanta gente che produce…
e ancora più gente che osserva chi lavora, mantenendo viva una antica tradizione antropologica.
Con le réclames sempre più grandi,
che promettono aperture imminenti,
con serrande calate e le scale mobili…
— e qui ci concediamo una pausa di fantasia, perché sognare è gratis —
coi grattacieli sempre più alti
(che a Vibo Valentia, per prudenza, restano soprattutto un concetto filosofico limitandoci a costruzioni solo là dove si riesce a nascondere lo splendido panorama che un tempo godevi da viale della Pace).
E tante macchine sempre di più,
soprattutto quando lo spazio sempre di meno trasforma ogni incrocio in un esperimento sociale.
Com’è bella la città.
Ripetiamolo, perché è importante crederci.
Com’è grande la città.
Soprattutto nelle promesse.
Com’è viva la città.
Specie nelle discussioni che dal bar si sono trasferite sui social.
Com’è allegra la città.
Quando ci si ride sopra — che è, in fondo, la vera infrastruttura locale.
E allora sì:
Vieni, vieni in città. Vieni a Vibo Valentia, ma…
Porta pazienza, spirito di adattamento e, se possibile, senso dell’umorismo.
Perché Vibo Valentia non sarà perfetta, ma è un luogo dove ogni piccolo disservizio diventa una grande storia da raccontare.
E, a ben pensarci, non è forse questa la forma più autentica di vitalità?









