Verso un confronto con il nuovo commissario, contestata la ormai nota delibera: “atto assurdo e intempestivo”. Critiche ai criteri e alla mancanza di confronto, richiesta unanime: sospensione e revoca
Una presa di posizione netta, trasversale e unanime. È quella emersa dalla Conferenza dei Sindaci dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Vibo Valentia, riunitasi ieri, per discutere la controversa delibera n. 176 dell’8 aprile, adottata dalla Commissione straordinaria e riguardante la rimodulazione – di fatto riduzione – dei servizi sanitari territoriali, in particolare delle guardie mediche.
Il verbale della seduta, diffuso in sintesi per i media, racconta un clima di forte preoccupazione e di aperta contestazione da parte degli amministratori locali, che denunciano una decisione calata dall’alto e scollegata dalla realtà del territorio.
Tra gli interventi più duri, quello del sindaco di Capistrano, Marco Martino, che definisce il provvedimento “un atto assurdo e intempestivo”, sottolineando come non tenga conto delle criticità infrastrutturali e territoriali: “Chi ha firmato questa determina non sa che la strada provinciale è oggetto di una frana importante che richiede tempistiche maggiori […] per raggiungere un posto rispetto a prima che già era difficoltoso”.
Una critica che va oltre il merito tecnico e investe il metodo: secondo Martino, parlare di riduzione dei servizi “contestualmente ad un ospedale carente non può avere senso”.
Uno dei punti più ricorrenti nel dibattito riguarda la conformazione geografica del Vibonese, caratterizzata da aree interne, viabilità complessa e popolazione anziana. Elementi che rendono i presidi di prossimità – come le guardie mediche – essenziali.
Il sindaco di Polia, Luca Alessandro, ha ribadito la necessità di bloccare qualsiasi riduzione: “Il piano non corrisponde alle realtà orografiche dei vari territori”.
Sulla stessa linea Giuseppe Condello, sindaco di San Nicola da Crissa: “Non bisogna parlare di un piano di razionalizzazione, bensì di un taglio dei servizi […] non si comprende le risorse risparmiate in quale direzione vengano investite”.
Dal verbale emerge un quadro già oggi critico. In alcuni comuni la guardia medica non è garantita quotidianamente, mancano pediatri e medici di base, e i cittadini sono spesso costretti a spostamenti lunghi e difficoltosi.
Il sindaco di Fabrizia, Francesco Fazio, denuncia una situazione concreta: “Su 31 giorni la Guardia medica è presente 17 giorni […] nonostante le promesse […] ancora non c’è il pediatra”.
Ancora più drammatica la testimonianza del sindaco di Dasà, Raffaele Scaturchio, che racconta un episodio emblematico: “Una giovane mamma incinta […] con un bambino con un taglio sulla testa […] avendo trovato chiusa la guardia medica […] fui costretto […] a trovare un medico pregandolo di intervenire”.
Un racconto che sintetizza il rischio reale: lasciare intere comunità senza assistenza sanitaria minima.
Numerosi sindaci contestano anche i criteri utilizzati per la rimodulazione, ritenuti superficiali e non aderenti alla realtà. Il sindaco di Simbario, Gennaro Crispo, evidenzia errori nella valutazione della popolazione servita:
“Non si tiene conto che […] la popolazione […] è di circa 9.400 persone”.
Anche Vincenzo Pagnotta, vice sindaco di Pizzo, pur riconoscendo un tentativo di analisi dei bisogni, sottolinea un limite decisivo: “La delibera […] avrebbe dovuto essere fatta dopo un vero confronto con i sindaci che non c’è stato”.
La posizione finale della Conferenza è chiara e condivisa: sospendere immediatamente gli effetti della delibera e procedere alla sua revoca.
Condello lo esprime con chiarezza: “Chiedere che il neo Commissario renda ufficiale la sospensione […] per evitare di ritrovarsi un atto definitivo”.
E il sindaco di Drapia, Alessandro Porcelli, ribadisce un principio politico: “Nessuna riduzione delle guardie mediche poiché servizio essenziale […] il commissario deve dare soluzioni che rispondano alle esigenze dei cittadini”.
La seduta si è conclusa con una decisione unanime: trasmettere il verbale al nuovo commissario dell’ASP, Vittorio Sestito, e aprire un confronto immediato. È già stata fissata una nuova riunione per il 17 aprile.
Nel frattempo, alcuni sindaci non escludono azioni legali, fino al ricorso al TAR.
Al di là della singola delibera, il verbale mette in luce un tema più ampio: il rapporto tra politiche sanitarie e territori fragili. Emblematica l’osservazione del sindaco di Mongiana, Francesco Angiletta: “Nelle premesse si parla di voler valorizzare le aree interne, ma poi si finisce a fare tutto il contrario”.
Una contraddizione che, secondo i sindaci vibonesi, rischia di tradursi in un ulteriore arretramento dei servizi e in un aumento delle disuguaglianze.








