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Naufragio di Cutro, le Ong del mare parti civili: chiedono verità e giustizia per le vittime di quella notte

Naufragio di Cutro, le Ong del mare parti civili: chiedono verità e giustizia per le vittime di quella notte

da redazione
17 Aprile 2026
in cronaca
Tempo di lettura: 3 minuti
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Si tratta delle Ong Emergency, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity e SOS Mediterranee

La coalizione di organizzazioni di ricerca e soccorso in mare (SAR) costituitesi parti civili nel processo penale per il naufragio di Cutro – Emergency, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity e SOS Mediterranee – era rappresentata all’udienza di oggi presso il Tribunale di Crotone dai propri legali. Le ONG chiedono di fare piena luce sulla dinamica di fatti, sottovalutazioni, ritardi ed omissioni che hanno portato al naufragio, sia per restituire verità e giustizia alle vittime, sia per evitare che tragedie simili si ripetano in futuro. Segue il processo come osservatore internazionale, inoltre, Amnesty International Italia.

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La coalizione di organizzazioni SAR ricorda che nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023 non venne attivato nessun piano di ricerca e soccorso e il caso del caicco Summer Love fu trattato come un’operazione di law enforcement per la protezione delle frontiere. Ecco perché non si può dire che le 94 vittime accertate e i dispersi siano una tragica fatalità, ma vanno accertate negligenze e responsabilità di questo dramma umano.

naufragio di cutro

“Scrivere pagine di verità – commentano le ONG parti civili – è forse il solo modo rimasto per restituire dignità e giustizia a tutte le persone morte e disperse nel naufragio, nonché per aiutare i sopravvissuti e le famiglie delle vittime a ritrovare una parvenza di serenità”.

Elementi assai rilevanti al fine della ricostruzione dei fatti sono contenuti anche nei documenti di Frontex – tra cui il video che riprende il caicco Summer Love – e in una circolare della Guardia di Finanza arrivati dopo la chiusura dell’indagine. Documenti che le ONG parti civili hanno esaminato dopo essere stati formalmente autorizzati e di cui è stata chiesta l’acquisizione al Collegio. 

All’udienza di oggi hanno reso la loro testimonianza i pescatori che la notte del naufragio dalla riva hanno materialmente soccorso le vittime dopo aver sentito le loro grida, a riva hanno accompagnato persone in fin di vita e anche cadaveri per i quali non c’era più nulla da fare. 

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Sempre oggi è stato sentito il medico legale, nominato come consulente dal pubblico ministero, che ha ricostruito le cause della morte dei 94 naufraghi, ha specificato come sono intervenuti gli operatori a livello medico e psicologico, ha confermato che è stato accertato come vi siano ulteriori dispersi che non sono mai stati ritrovati in mare.

Nell’udienza di oggi, inoltre, sono stati ascoltati alcuni altri testi d’accusa, rinviata invece la prima audizione delle vittime.

Nel naufragio di Cutro avvenuto al largo delle coste calabresi, le autorità italiane sono accusate di aver dato priorità all’operazione di polizia e solo successivamente considerato l’intervento di soccorso, ma con grave ritardo e con scarso coordinamento a livello locale tra i due corpi di forze dell’ordine coinvolti. E l’esito che ne è scaturito è stato drammatico. Capire esattamente quale sia stata la catena di decisioni, sottovalutazioni e negligenze che hanno portato al naufragio è importante anche per assicurarsi che non si ripetano e che siano evitate stragi simili in futuro. Esigenza drammaticamente attuale, considerando che in questi tre anni i naufragi non si sono mai fermati, che solo dall’inizio dell’anno al 9 aprile l’OIM ha censito lungo la rotta del Mediterraneo centrale oltre 770 persone morte o scomparse e che nei soli primi giorni dell’anno sono stati stimati quasi mille dispersi a causa del ciclone Harry. Cifre vertiginose ma che sono entrambe sottostimate, riferendosi solo ai casi di cui si è venuti a conoscenza.

In attesa di sapere quando, nelle prossime udienze, verranno ascoltati i consulenti tecnici delle organizzazioni di ricerca e soccorso in mare costituitesi parte civile nel processo, le ONG ricordano che: “il diritto internazionale è prevalente e che la tutela della vita e il dovere di soccorrere chi è in pericolo in mare sono prioritari”.

Tags: cutrogiustizianaufragioongparte civileprocessoverità

redazione

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