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Don Fiorillo, Dio non forza mai le nostre porte, attende con umiltà il nostro invito

Don Fiorillo, Dio non forza mai le nostre porte, attende con umiltà il nostro invito

da admin_slgnwf75
19 Aprile 2026
in è domenica
Tempo di lettura: 4 minuti
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Riflessioni sulle pagine del vangelo di domenica 19 aprile

di Mons. Giuseppe Fiorillo

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Carissime, carissimi,

terza domenica di Pasqua. Oggi ci accompagna Luca con la narrazione del Risorto che, nel pomeriggio del giorno di Pasqua, va incontro a due discepoli sulla strada che, da Gerusalemme, conduce a Emmaus. Si tratta di una pagina di straordinaria intensità che ha ispirato, nei secoli, letterati, musicisti, pittori (celeberrimo il dipinto “in taberna Emmaus” di Rembrandt 1629!).

Rembrandt Emmaus rit 1

Andiamo alla pagina di Luca: “Ed ecco, in quello stesso giorno, due dei discepoli erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus, distante circa 11 km da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto in quei giorni a Gerusalemme. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro.[…] Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».

Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, ed essi narrarono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane”. (Luca 24,13-35).

In questa pagina di Luca, “Luca lo scriba della mansuetudine di Cristo” (Dante), viviamo tre momenti: la strada,la parola, il pane.

La strada.

Per raggiungere Emmaus (l’odierna El-Qubeibe), distante 11 km da Gerusalemme, ci vogliono quasi due ore di cammino. La strada passa vicino alla tomba di Samuele in Rama e scende dolcemente verso il mare. Nel pomeriggio del “giorno dopo il sabato” i due discepoli percorrono due volte questa strada: andata e ritorno. Andata, agevole nel cammino, ma triste nell’animo. Ritorno, faticoso perché in lieve salita, ma con tanta gioia nell’animo, perché si ritorna per partecipare agli amici, che avevano lasciato nel Cenacolo, l’incontro avuto col Risorto.

La parola.

Il viandante che, lungo il cammino, si unisce a Cleopa e compagno, spiega le Scritture dimostrando che il Cristo doveva patire per dare vita. Nel frattempo scorrono le ore e scorrono i kilometri.Il viandante conversa ed i due discepoli hanno fame di parole, di compagnia, di conoscenza. Oggi le nostre lezioni a scuola, le nostre catechesi in parrocchia, le nostre omelie in chiesa, i nostri processi educativi in famiglia, hanno sapore di vita vera o sanno di sale scaduto? Ripetiamo una stanca lezione o portiamo fuoco di novità e di futuro ai nostri ragazzi?

Felici noi se vediamo in loro “non vasi da riempire, ma fiaccole da accendere” (Plutarco). Felici noi se facciamo nostro il monito di Gesù: “sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso!” (Luca 12, 49).

Il pane.

“Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”.

L’ospitalità è sacra presso gli Ebrei. Il viandante accetta l’invito,entra in casa e rimane con loro a condividere la cena. Dio non forza mai le nostre porte, attende con umiltà il nostro invito.

“Ecco io sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Apocalisse 3,20).

Il viandante “quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono i loro occhi e lo riconobbero”.

La parola lungo il cammino ha acceso i loro cuori, il pane spezzato ha aperto i loro occhi. Parola e pane li mettono in cammino: “partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme”.

La fuga di delusione da Gerusalemme diventa, ora, corsa gioiosa, nella notte, verso Gerusalemme per annunziare agli amici che hanno visto il Risorto. I due diventano, così, testimoni del Risorto, come Maria di Magdala, come le altre donne, come gli Apostoli. La delusione e lo scoramento del cuore avevano allontanato i due discepoli dalla comunità di appartenenza, l’esperienza, fatta lungo la strada e la condivisione a mensa, li riportano al Cenacolo per rivivere la comunità fraterna.

Il Risorto, oggi, è con noi, ogniqualvolta frequentiamo la Parola e viviamo l’Eucarestia. Lui è sempre vicino come compagno del nostro pellegrinaggio terreno: occhi aperti dunque e cuore caldo per saperlo vedere e riconoscere nelle storie esistenziali del nostro vivere.

Buona domenica con la compagnia di questa umile ad alta preghiera: “Come i due discepoli ti imploriamo, Signore Gesù; rimani con noi! Tu divino viandante, esperto delle nostre strade e conoscitore del nostro cuore, non lasciarci prigionieri delle ombre della sera”. (San Giovanni Paolo II).

Don Giuseppe Fiorillo

Tags: cenadomenicaemmausgesùriflessionivangelo

admin_slgnwf75

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