Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 24 maggio, domenica di Pentecoste
di Mons. Giuseppe Fiorillo
Carissime, carissimi ,
oggi celebriamo la Pentecoste: Pentecoste, cinquanta giorni dopo Pasqua. Nel calendario ebraico questa festa è chiamata “Shavuot” (festa delle settimane), perché cade 7 settimane dopo la Pasqua. Questa festa, presso gli Ebrei, celebrava il dono della legge, data a Mosè sul monte Sinai, il dono dei primi frutti, il dono dell’alleanza tra Dio e il suo popolo, cantata dal profeta Geremia 31, 31- 34.
Andiamo al brano del vangelo di Giovanni per comprendere il senso della Pentecoste Cristiana:”
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore de Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando vo». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». (Giovanni 20, 19 – 23).
Questa pagina di Giovanni, che la liturgia di questa Solennità di Pentecoste, ci offre è una sinfonia di linguaggi, una pluralità di racconti che prendono corpo dalle parole-cardine: paura, pace, soffio.

LA PAURA.
I discepoli, dopo la morte di Gesù, si chiudono in casa per paura dei Giudei. La paura chiude sempre. Anche noi, oggi, ci chiudiamo spesso nelle nostre precarie sicurezze, perché anche noi abbiamo paura dei nuovi giudei. Paura dell’altro, del diverso che invade i nostri territori, che contamina i nostri usi e costumi, che ruba il lavoro ai nostri. Paura delle guerre che sconvolgono l’ordine delle vite e delle cose. Paura dell’avvenire che si intravede carico di dense nebbie. Paura di una guerra nucleare che, come una spada di Damocle, pende sulle nostre vite.
LA PACE.
Gesù viene e rompe i sigilli delle nostre chiusure e sta in mezzo a noi, non sopra di noi, né sotto di noi, in mezzo a noi, in comunione con noi e ci porta la pace: «Pace a voi». Pace in ebraico Shalom, che significa pienezza. Pienezza del granaio che assicura il pane, pienezza della botte di vino che “rallegra il cuore dell’uomo”, pienezza di vita da condividere con fratelli e sorelle in cammino verso una terra promessa. “Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. Ed i discepoli gioirono al vedere il Signore”. Gesù viene sempre e porta gioia; ma si presenta con le ferite che non nasconde. Il suo corpo è glorioso, entra ed esce a porte chiuse, ma le ferite restano aperte e ben visibili, a causa delle nostre scelleratezze: “Sei ancora quello della pietra e della fionda,/ uomo del mio tempo”. (Salvatore Quasimodo).
Tocca a noi curare le ferite dell’umanità, provocate da nuove pietre e nuove fionde, con il balsamo della solidarietà, dell’accoglienza, della fraternità e creare,così, cieli nuovi e terre nuove, dove non ci sarà più la morte,né lutto, né lamento,né affanno, perché le cose di prima sono passate. (Apocalisse di Giovanni).
IL SOFFIO.
“Detto questo soffiò e disse loro: ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati;a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”. Il perdono non è una missione riservata a preti e monaci, ma un impegno costante affidato a tutti coloro che ricevono il dono dello Spirito col sigillo del sacramento della Cresima: tocca a tutti, uomini,donne, vecchi, bambini. “Perdonare – scrive il teologo Raimon Pankkar – equivale a de-creare il male”.
De-creare significa azzerare il male. Questa operazione avviene attraverso il piantare oasi di pace nelle famiglie, nelle comunità: piccole oasi che ci aiuteranno a liberare i territori dalle violenze, dalle sopraffazioni, dagli egoismi, dalle mafie. Se non perdoniamo, se non apriamo feritoie di luce, il male si rafforza, conquistando sempre più spazi geografici ed esistenziali.
Scenda allora su noi lo Spirito della Pentecoste e ci difenda dal maligno, ma anche da noi stessi, dalle nostre cadute, dalle nostre chiusure, “dai nostri balordi tentativi di autosufficienza”. (Ernesto Balducci).
Buona Pentecoste nella Pace e nella gioia del Signore Risorto.
Don Giuseppe Fiorillo.









