Nel momento in cui i sindaci denunciano tagli e accorpamenti che riducono la presenza sanitaria nei territori, il Forum del Terzo Settore indica una strada alternativa
Nel pieno dello scontro tra i sindaci vibonesi e l’Asp sulla riorganizzazione della continuità assistenziale, arriva una proposta che merita attenzione e, soprattutto, ascolto. A lanciarla è il Forum del Terzo Settore, che prova a rimettere al centro una visione della sanità territoriale più vicina ai cittadini e, non a caso, molto più in sintonia con le richieste avanzate dagli stessi primi cittadini nelle ultime settimane.
Il documento diffuso dal Forum parte da un presupposto: il Servizio sanitario nazionale sta cambiando e la direzione è quella dell’assistenza di prossimità. Un modello che punta a portare cure e servizi il più vicino possibile alle comunità, soprattutto quelle più fragili e periferiche.
Una visione che, sulla carta, appare condivisibile e che si fonda su alcuni pilastri fondamentali: il potenziamento dell’assistenza domiciliare – anche attraverso la telemedicina – la creazione di nuove strutture territoriali e un approccio integrato alla prevenzione, capace di tenere insieme salute, ambiente e condizioni sociali.
Ma è proprio qui che la riflessione del Terzo Settore diventa particolarmente interessante per il dibattito locale. Perché, se da un lato riconosce la validità dell’impianto generale della riforma, dall’altro ne evidenzia i limiti applicativi nei territori come quello della provincia di Vibo Valentia.
Le aree interne, montane o a bassa densità abitativa – quelle stesse che oggi protestano contro la riduzione delle guardie mediche – rischiano infatti di essere penalizzate se i modelli organizzativi vengono calati dall’alto senza tenere conto delle reali condizioni di viabilità, mobilità e accesso ai servizi. Non è un dettaglio tecnico: è la differenza tra un sistema che funziona e uno che lascia indietro intere comunità.
Il Forum entra nel merito anche degli strumenti previsti dalla riforma: Case della comunità, Ospedali di comunità, Centrali operative territoriali. Strutture che dovrebbero garantire presa in carico, continuità assistenziale e coordinamento tra servizi, evitando ricoveri impropri e migliorando l’assistenza soprattutto per anziani e fragili.
Numeri importanti accompagnano questo disegno: oltre mille Case della comunità, centinaia di Ospedali di comunità e una rete diffusa di centrali operative. Ma il punto sollevato dal Terzo Settore è semplice quanto decisivo: senza un adattamento reale ai territori, questi strumenti rischiano di restare sulla carta o, peggio, di accentuare le disuguaglianze.
Ecco perché la proposta avanzata attraverso il Portavoce Giuseppe Conocchiella guarda a una legge regionale capace di correggere il modello nazionale, introducendo criteri specifici per le aree montane e per quelle a forte vocazione turistica, dove la popolazione reale supera di gran lunga quella residente.
È un passaggio tutt’altro che secondario. Perché, nel momento in cui i sindaci denunciano tagli e accorpamenti che riducono la presenza sanitaria nei territori, il Forum del Terzo Settore indica una strada alternativa: non meno servizi, ma servizi organizzati meglio, più vicini e più aderenti ai bisogni reali delle comunità.
In questo senso, la proposta rappresenta molto più di un contributo tecnico. È un ponte possibile tra istituzioni e territori, tra programmazione e realtà quotidiana. E soprattutto è un richiamo forte alla politica: le riforme, per funzionare, devono essere costruite con chi quei territori li vive ogni giorno.
Se il confronto tra sindaci e Asp è oggi fermo a uno scontro frontale, forse è proprio da qui che si può ripartire. Da un’idea di sanità che non si limiti a razionalizzare, ma che torni davvero a prendersi cura delle comunità.









