Chi voleva farla tacere ha ottenuto il risultato opposto, ora lei è un simbolo di un territorio che vuole riscattarsi e liberarsi dalla criminalità
Sono già passati 10 anni, ma lì in contrada Montalto di Limbadi il tempo che è passato non ha ancora guarito le ferite lasciate da quell’atto crudele che ha portato via una madre ai suoi figli, un’imprenditrice alla sua attività, una sorella e una figlia ai suoi familiari.
Il vuoto lasciato dalla scomparsa di Maria Chindamo non potrà mai essere colmato, ma lei è diventata un simbolo, il suo sacrificio è stato il punto di partenza per la rinascita di un territorio che ha sete di riscatto.
Come tutti gli anni, nel giorno in cui Maria scomparve, in tanti si radunano davanti ai cancelli della sua azienda, proprio di fronte alla casa di Salvatore Ascone, unico imputato nel processo per concorso in omicidio della donna; amministratori, politici, associazioni, gente comune, tutti insieme per continuare un cammino di libertà, per dire basta ai soprusi e per annullare la paura che attanaglia chi ha deciso di vivere in questi luoghi e farli crescere per come meritano.









