Cittadini, istituzioni e imprese uniti dopo mesi di intimidazioni e attentati. Il vescovo Nostro: «Serve una barriera umana contro la violenza mafiosa»
A migliaia, in silenzio, con una fiaccola accesa tra le mani per dire che Vibo Valentia non intende piegarsi alla paura. La “Fiaccolata con la Madonnina”, promossa dalla Diocesi e dalla parrocchia Gesù Salvatore, ha attraversato ieri sera le strade della zona industriale trasformando uno dei luoghi simbolo del lavoro cittadino nel teatro di una risposta collettiva alla violenza mafiosa che negli ultimi tempi ha colpito il territorio con inquietante continuità.
Alle 21 il corteo si è mosso tra capannoni, cancelli e aziende finite nel mirino della criminalità. Il silenzio dell’area industriale è stato rotto soltanto dal passo di migliaia di cittadini, amministratori, imprenditori, sacerdoti e studenti. Una presenza compatta, composta, che ha voluto trasformare la paura individuale in una testimonianza pubblica di resistenza civile.
Non soltanto una processione religiosa, ma un gesto concreto di solidarietà verso le attività produttive colpite da intimidazioni, attentati e minacce. Una luce simbolica accesa nei luoghi del lavoro e della fatica per ribadire che la città non vuole lasciare soli quanti continuano a investire, produrre e vivere sotto la pressione della criminalità.
La mobilitazione arriva dopo una escalation preoccupante. Dall’incendio dell’auto della dirigente comunale Claudia Santoro, fino ai cinque colpi di pistola esplosi contro l’abitazione del presidente del Consiglio comunale Antonio Iannello nel dicembre scorso. Poi ancora bottiglie incendiarie, auto bruciate, minacce recapitate a imprenditori, l’aggressione al dirigente comunale Andrea Nocita, inseguito e colpito con bastoni in un sottopasso della stazione, fino al raid del 4 maggio contro cinque aziende della zona industriale, bersagliate da colpi di fucile, e le minacce all’assessore comunale Marco Talarico.
Un crescendo di episodi che ha colpito istituzioni, imprese e cittadini comuni, alimentando la percezione di una strategia intimidatoria diffusa. Anche per questo il vescovo Attilio Nostro ha chiamato la città a una mobilitazione pubblica, chiedendo una “barriera umana” capace di difendere la dignità del territorio.
Alla fiaccolata c’erano sindaci con la fascia tricolore, imprenditori, associazioni, famiglie e tanti giovani. Tutti insieme per lanciare un messaggio semplice ma netto: la criminalità può colpire, intimidire, seminare paura, ma non può pretendere il silenzio di una comunità.
Ed è forse proprio questo il dato più importante emerso dalla serata. Di fronte alla violenza mafiosa, la risposta più forte resta quella di una società civile che sceglie di esserci, di esporsi, di occupare pacificamente gli spazi della città. Perché ogni intimidazione che resta isolata rafforza chi la compie; ogni piazza che si riempie, invece, ricorda che un territorio può ancora trovare dentro di sé gli anticorpi per reagire.









