Riflessioni sulla pagine del Vangelo di domenica 17 maggio
di Mons. Giuseppe Fiorillo
Carissime, carissimi,
oggi, celebriamo l’Ascensione del Signore Gesù al cielo con la lettura dell’ultima pagina del Vangelo di Matteo.
Secondo Matteo l’ultimo appuntamento avviene in Galilea, la Galilea delle genti, la Galilea del meticciato. È qui che inizia la grande avventura ed, è qui, sul monte, il monte delle Beatitudini che l’Evangelista pone la scena del congedo finale, alla presenza di più di cinquecento fratelli.
Lo afferma Paolo (secondo il pensiero di molti esegeti biblici) nella prima lettera ai Corinzi: “In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre altri sono morti”. (Prima Corinzi 15, 6).
Andiamo al testo della liturgia odierna:
“In quel tempo gli Undici discepoli andarono in Galilea sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo sulla terra. Andate dunque e fare discepoli tutti i Popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».(Matteo 28,16-20).
Gesù affida la salvezza del mondo ad un piccolo gruppo (gli Apostoli) che si prostra, ma dubita ancora. Di che cosa dubita?
Non della Resurrezione: Lo vedono. Non che sia il Dio con noi:si prostrano e l’odorano. Di che cosa dubitano allora? Dubitano di se stessi. Pensano di non farcela, di non avere forza ed intelligenza per riuscire ad affrontare i Popoli. Pensano ancora di non essere degni, dal momento che la notte del processo, sono scappati tutti, dopo averlo abbandonato. Eppure Gesù a queste persone semplici e paurose e dubitose affida il compito immenso della salvezza dell’umanità con questi tre imperativi: Andate, battezzate, fate discepoli.

ANDATE.
Per tre anni, i Dodici hanno camminato con Gesù per le strade della Palestina. Ora sono invitati a camminare, da soli, per le tortuose vie del mondo. Niente Tempio, niente Sinagoghe, niente Palestina: il mondo intero è la patria, la famiglia, con l’impegno di annunziare che il paradiso dei ricchi non si costruisce più sull’inferno dei poveri. “Non c’è più giudeo, greco, non c’è più schiavo, né libero, non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù”. (Galati 3, 28).
BATTEZZARE.
Battezzare significa immergere nell’acqua qualcuno. Ieri è toccato agli Apostoli immergere in Dio le storie degli uomini e delle donne. Ora tocca a noi, con la nostra testimonianza, annunziare il Quinto Evangelo, armoniosa unione di cielo e terra.
FATE DISCEPOLI.
Il termine discepolo significa “colui che impara”. Compito del Cristiano è aiutare la gente ad avere una mente aperta, libera da schemi e da preconcetti. L’acqua parte dalla sorgente (il maestro) e, scorrendo per le tortuose vie del fiume, raggiunge l’oceano (Dio). “Non conformatevi alla mentalità di questo mondo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a Lui gradito e perfetto. (Romani 12, 2).
Questa pagina di Matteo, oggi, ci interpella, perché anche noi abbiamo tanti dubbi. Ma ricordiamoci che “mille dubbi non fanno una mancanza di fede” (Cardinale J.H. Newman). La fede, atto libero, votato all’amor di Dio, ha inevitabilmente dei dubbi. Molti santi, soprattutto dei mistici, parlano della “notte dell’anima”, quello stato in cui, nel percepire la distanza tra Dio e l’uomo, si avverte la sua assenza. Nonostante i dubbi, Gesù a dei dubbiosi affida sconfinati orizzonti, Popoli nuovi, con questa certezza: “io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. In vita Gesù era con i discepoli, ora è dentro le loro vite, come, oggi é dentro le nostre vite.
In vita pochi potevano toccare Gesù, ascoltarlo, vederlo passare per villaggi e città. Dopo l’Ascensione Gesù appartiene al mondo intero, alle storie di Uomini e Donne con i quali tesse, quotidianamente, un legame di vita che sa di eternità.
“Dal giorno dell’Ascensione noi abbiamo un Dio in agguato ad ogni angolo di strada”. (François Mauriac,scrittore. Bordeaux 1885 – Parigi 1970)
Buona domenica dell’Ascensione.
Don Giuseppe Fiorillo.









