I gravi ritardi soprattutto su barriere architettoniche, carenza di tecnologie inclusive e insufficiente formazione dei docenti
È preoccupante il quadro delineato dall’ultimo report ISTAT sull’inclusione scolastica degli alunni con disabilità relativo all’anno scolastico 2024/2025. I dati diffusi restituiscono l’immagine di una scuola italiana che, nonostante i continui richiami ai principi dell’inclusione e della centralità della persona, continua a presentare profonde fragilità strutturali, formative e territoriali che incidono concretamente sulla qualità della vita scolastica di migliaia di studenti.
L’ISTAT rileva che gli alunni con disabilità presenti nelle scuole italiane hanno ormai raggiunto quota 377 mila, con un incremento del 6% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, a fronte della crescita dei bisogni educativi e della complessità delle sfide pedagogiche contemporanee, il sistema scolastico appare ancora lontano dal garantire condizioni realmente uniformi di accessibilità e partecipazione.
Il dato più emblematico riguarda le barriere architettoniche: soltanto il 40% degli edifici scolastici italiani risulta pienamente accessibile agli studenti con disabilità motoria. La situazione si aggrava ulteriormente se si osservano le differenze territoriali. Nel Nord Italia le scuole accessibili raggiungono il 44%, mentre nel Mezzogiorno la percentuale scende al 35%, confermando ancora una volta una frattura educativa e sociale che rischia di compromettere il principio costituzionale di uguaglianza sostanziale.
L’analisi regionale evidenzia inoltre forti squilibri: la Valle d’Aosta registra il dato più alto con il 64% di scuole pienamente accessibili, mentre Liguria e Campania si collocano agli ultimi posti con percentuali rispettivamente del 29% e del 30%.
Particolarmente critico appare il quadro relativo alle dotazioni strutturali essenziali. Il 50% delle scuole italiane non dispone di ascensori adeguati al trasporto di persone con disabilità oppure ne è totalmente sprovvisto. Un quarto degli edifici scolastici presenta ancora servizi igienici non a norma e il 25% non dispone di rampe interne per il superamento dei dislivelli. Anche i servizi esterni risultano insufficienti: soltanto il 44% delle scuole dispone di parcheggi riservati alle persone con disabilità nelle immediate vicinanze degli edifici.
Ancora più grave risulta la situazione relativa alla disabilità sensoriale. Solo il 16,5% degli istituti scolastici garantisce la presenza di segnalazioni visive per studenti sordi, mentre appena l’1,2% dispone di mappe tattili o percorsi a rilievo per studenti ciechi e ipovedenti. Dati che mostrano chiaramente quanto il concetto di accessibilità sia ancora interpretato in modo limitato e non realmente universale.
Sul versante delle tecnologie educative emergono elementi contrastanti. Il 76% delle scuole dispone oggi di postazioni informatiche adattate alle esigenze degli studenti con disabilità e negli ultimi cinque anni la presenza di questi strumenti direttamente all’interno delle classi ordinarie è cresciuta dal 37% al 50%, segnale positivo verso una didattica più condivisa e partecipativa. Tuttavia, il 19% delle scuole continua a collocare le postazioni esclusivamente nelle aule dedicate al sostegno, perpetuando di fatto una logica separativa che rischia di isolare ulteriormente gli studenti.
Persistono inoltre forti carenze nelle dotazioni tecnologiche. Il 65% delle scuole segnala la necessità di ulteriori postazioni informatiche, percentuale che nel Mezzogiorno sale al 75%. Parallelamente, il 31% degli studenti con disabilità avrebbe bisogno di almeno un ausilio didattico specifico di cui attualmente non dispone. Tra gli strumenti maggiormente richiesti figurano software per il potenziamento delle abilità di base (17%) e sistemi informatici per la lettura e lo studio (14%). È particolarmente significativo, inoltre, che il 14% degli studenti utilizzi dispositivi personali acquistati direttamente dalle famiglie, segnale evidente di un sistema che continua a trasferire parte delle responsabilità educative sui nuclei familiari.
Non meno preoccupante appare il tema della formazione del personale docente. Secondo il report ISTAT, soltanto nel 27% delle scuole tutti i docenti di sostegno hanno frequentato corsi specifici sulle tecnologie educative inclusive. Ancora più limitata risulta la preparazione dei docenti curricolari: solo nel 32% degli istituti tutti gli insegnanti utilizzano strumenti digitali per predisporre materiali didattici accessibili.
A giudizio del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani questi dati devono essere letti non soltanto come indicatori statistici, ma come segnali di una persistente difficoltà culturale del sistema scolastico italiano nel concepire l’inclusione come principio strutturale dell’intera esperienza educativa.
Una scuola realmente inclusiva – afferma in proposito, Romano Pesavento presidente CNDDU – non può limitarsi alla presenza formale di strumenti compensativi o figure specializzate. Essa richiede ambienti accessibili, metodologie didattiche innovative, formazione continua, corresponsabilità educativa e una visione pedagogica capace di riconoscere ogni differenza come valore e non come problema da gestire. L’inclusione non può essere delegata esclusivamente al docente di sostegno né ridotta a una pratica burocratica o assistenziale. Essa rappresenta una responsabilità collettiva che riguarda l’intera comunità scolastica e, più in generale, il livello di maturità democratica del Paese.
Il Coordinamento richiama pertanto il Ministero dell’Istruzione e del Merito, le Regioni e gli enti locali alla necessità di un piano nazionale straordinario che affronti in maniera organica il tema dell’accessibilità scolastica, dell’abbattimento delle barriere architettoniche e sensoriali, del potenziamento delle tecnologie inclusive e della formazione obbligatoria e permanente di tutto il personale docente.
Non è più possibile accettare che il diritto allo studio continui a dipendere dal territorio di appartenenza, dalle condizioni economiche delle famiglie o dalla maggiore o minore sensibilità delle singole istituzioni scolastiche.
La qualità di una democrazia si misura dalla capacità delle sue istituzioni di garantire pari dignità e pari opportunità a tutti i cittadini, a partire dagli studenti più fragili.
L’inclusione scolastica non rappresenta un capitolo marginale delle politiche educative: essa costituisce il fondamento stesso di una società civile realmente giusta, solidale e democratica.









