Erano arrivati in Calabria dalla Sardegna. Intanto, due pachistani sono stati fermati dagli investigatori nell’ambito dell’indagine per la strage
Erano transitati dalla Sardegna, prima di arrivare in Calabria, i quattro braccianti uccisi bruciati vivi ad Amendolara lunedì scorso. Le vittime sono un pachistano Waseem Khan, di 29 anni, e gli afghani pashtun Amin Fazal Khogjani (28), Ullah Ismat Qiemi (19) e Safi Iayjad (27).
Alla loro identificazione, visto lo stato dei corpi, gli investigatori sono giunti grazie ai documenti trovati nell’appartamento in cui vivevano a Villapiana insieme ad altri migranti, tra i quali Mohammad Taj Alamyar, afghano di 35 anni, unico sopravvissuto alla strage per essere sfuggito alle fiamme rompendo un finestrino.
Intanto, le indagini subito avviate hanno prodotto un primo risultato con due persone sottoposte a fermo; sono i pachistani Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi di 31 anni.
Sulla vicenda è intervenuto il Vicepresidente Nazionale Agrocepi e Presidente Agrocepi Calabria, Cristian Vocaturi, che ha ribadito la necessità di fare piena luce sui fatti e sottolineato il dovere di garantire tutela, dignità e diritti ai lavoratori immigrati, che rappresentano una componente fondamentale del comparto agricolo.
Dal canto suo, la Federazione Nazionale dell’Agroalimentare conferma la propria vicinanza ai lavoratori migranti e il proprio impegno nel contrasto a ogni forma di sfruttamento e discriminazione.
La vicenda emersa ad Amendolara, che coinvolge lavoratori migranti impiegati nel settore agricolo, è al centro di indagini su presunti casi di sfruttamento, minacce e caporalato. Agrocepi esprime cordoglio per le vittime e piena fiducia nel lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine affinché venga fatta chiarezza sui fatti e ribadisce che ogni eventuale violazione dei diritti dei lavoratori deve essere accertata e perseguita con fermezza. Allo stesso tempo, sottolinea l’importanza di distinguere eventuali responsabilità individuali dalla grande maggioranza delle imprese agricole che operano nel rispetto delle norme e del lavoro regolare.
L’organizzazione conferma il proprio impegno a favore della legalità, della sicurezza e della tutela dei lavoratori, sostenendo tutte le iniziative volte a contrastare ogni forma di sfruttamento e a promuovere un’agricoltura trasparente e responsabile.
«Di fronte a vicende così gravi – ha dichiarato Cristiano Vocaturi – è necessario attendere l’esito degli accertamenti, ma è altrettanto doveroso ribadire che non può esserci spazio per alcuna forma di sfruttamento nel mondo agricolo. La Federazione Nazionale dell’Agroalimentare è al fianco delle imprese che rispettano le regole e dei lavoratori che contribuiscono ogni giorno alla crescita del settore».








