Vibo Marina non è una periferia. È già una città nella città. Una comunità che ha costruito la propria identità sul mare e meriterebbe una programmazione all’altezza della sua storia e delle sue potenzialità
C’è un luogo, nel territorio comunale di Vibo Valentia, che non avrebbe bisogno di essere inventato, rilanciato o immaginato. Avrebbe semplicemente bisogno di essere compreso. Quel luogo è Vibo Marina.
Da qui dovrebbe ripartire qualsiasi seria riflessione sul futuro economico della città. Dal porto e dall’economia del mare. Non da slogan, non da annunci, non da progetti calati dall’alto senza alcuna connessione con la realtà.

Basta osservare ciò che accade in una qualunque giornata. Oggi, ad esempio.
Ai pontili turistici è ormeggiato il mega yacht “Main”, lussuosa imbarcazione appartenente allo stilista Giorgio Armani. Poco più in là, alla banchina commerciale Bengasi, il cargo “Polar Rok” imbarca i macchinari dell’ex Nuovo Pignone, oggi Baker Hughes, testimonianza concreta di un’attività industriale e logistica che continua a trovare nel porto di Vibo Marina un punto di riferimento.



Nel frattempo, dalla centrale banchina Fiume, partono e arrivano il traghetto veloce ibrido “Laura Sangiovanni” e le motonavi “Comerci” e “Savadori”, assicurando i collegamenti con le Isole Eolie e alimentando un flusso turistico che rappresenta una ricchezza per l’intero territorio.
Turismo nautico, traffici commerciali, industria, trasporto passeggeri. Tutto nello stesso spazio, nello stesso giorno, nello stesso porto.



Eppure continua a prevalere una sorprendente disinformazione sull’economia del mare. Peggio ancora, continua a emergere una preoccupante disattenzione da parte di chi è chiamato ad amministrare il Comune. Si parla di sviluppo senza conoscere ciò che già esiste. Si annunciano strategie che spesso non coincidono con la vocazione naturale di un territorio che da oltre mezzo secolo vive, lavora e cresce attorno al suo porto.
Vibo Marina non è una periferia. È già una città nella città. Una comunità che ha costruito la propria identità sul mare, affrontando sacrifici, cambiamenti e responsabilità. Una comunità che meriterebbe una programmazione all’altezza della sua storia e delle sue potenzialità.



Perché il vero paradosso non è che Vibo Marina debba trovare una vocazione. Il vero paradosso è che quella vocazione sia sotto gli occhi di tutti e continui a essere ignorata da chi avrebbe il dovere istituzionale di trasformarla in una visione di sviluppo.









