Ma davvero l’opinione dei cittadini su fatti e misfatti quotidiani, può essere influenzata dalle esternazioni di cantanti, tennisti, scrittori, poeti, calciatori?
di Alberto Capria
Mi ha meravigliato non poco la canèa scaturita dalle parole di Francesco De Gregori “il principe”, pronunciate al Teatro Out Off di Milano a fine maggio, nel corso della presentazione di “Nevergreen” – un docufilm, un disco dal vivo e una serie di concerti tra Roma e Milano.
In verità la cosa che mi interessa di più è il docufilm ed il live, dato che De Gregori è un Cantautore ed apprezzo molto testi e musica dei suoi tanti capolavori: di ciò che pensa di politica, arte, cultura, sport e vacanze, sinceramente….
I giornalisti lo incalzano sul caso del giorno: Bruce Springsteen che apre il “Land of Hope and Dreams Tour” dichiarandosi contro l’amministrazione Trump.
“Che titoli ha un uomo di spettacolo – dice Francesco De Gregori – per dare lezioni?
De Gregori risponde senza fronzoli, come è sua abitudine: e da dieci giorni quelle parole rimbalzano dai social ai giornali ai telegiornali, riprese addirittura dalle cc.dd. “grandi firme” (?!) dei quotidiani.
Non si tratta di rivendicare il sacrosanto diritto di Walt Whitman: contenere moltitudini ed avere le idee deliziosamente confuse, che “il principe” con forza reclama e rivendica. Ma piuttosto di riflettere sul peso che, non si sa bene per quale motivo, debbano/possano avere le parole di De Gregori o Springsteen, Ruggeri o Jovanotti, De Luca o Maraini, Sinner o Alcaraz, Messi o Ronaldo. Ma davvero l’opinione dei cittadini su fatti e misfatti quotidiani, può essere influenzata dalle esternazioni di cantanti, tennisti, scrittori, poeti, calciatori? Credo proprio di no; o quantomeno lo spero.
Ed in questo grande pentolone di “esternanti di peso”, ci metto anche gli opinionisti di professione. Quelli che occupano stabilmente le poltrone degli innumerevoli talk show, evidenziando spesso diversa velocità fra …lingua e cervello.
Sia chiaro: se si parla di geopolitica è certo che l’opinione di Lucio Caracciolo o di Emanuele Parsi – che si occupano della materia da trent’anni – sia illuminata ed illuminante; ma perché mai lo dovrebbe essere quella di giornalisti “generalisti”, direttori di giornali, scrittori, poeti, cantanti, sportivi, criminologi (in grande spolvero in qualunque programma televisivo).
In una testa pensante, “ben fatta” avrebbe detto il compianto Morin, quale peso può avere l’esternazione o la valutazione di qualche “parvenu” (tale, si badi bene, sotto l’aspetto delle competenze)? Ed allora – forse – il problema è creare, costruire, far crescere persone con teste ben fatte, ancor prima che piene: questa è la questione.
Se ci si dovesse riuscire, De Gregori, Spingsteen, Ruggeri e Jovanotti continueranno a cantare riempiendo gli stadi; De Luca e Maraini scriveranno altri splendidi romanzi come è loro abitudine; Sinner ed Alcaraz proseguiranno a sfidarsi per il Grande Slam, Ronaldo e Messi a deliziarci con i loro goal. E quando esterneranno, nun ce ne potrà fregà de meno.
Certo, bisogna evitare la tentazione nichilista: se nessuno ha titoli per parlare, allora non parli nessuno! No, al contrario: dato che siamo in democrazia, parlino tutti; tutti esprimano la propria opinione: ricordando però che – sempre e comunque – la caratteristica intrinseca delle opinioni, di TUTTE le opinioni, è l’opinabilità. Con un diverso peso, ovvio, proporzionale alle competenze possedute.









