La lettera aperta all’assessore regionale al Welfare riconosce le difficoltà finanziarie e procedurali con cui deve confrontarsi la Regione, tuttavia chiede un cambio di passo
Non una polemica, ma un richiamo alla responsabilità istituzionale. È questo il senso della lettera aperta indirizzata all’assessore regionale al Welfare della Calabria e, per conoscenza, al presidente della Giunta regionale, sottoscritta dall’Osservatorio Regionale Paritetico sugli Appalti Pubblici e Accreditamenti Territoriali Calabria, organismo che riunisce le organizzazioni sindacali del comparto e le principali centrali cooperative sociali.
Il documento- redatto dall’Osservatorio Regionale Paritetico sugli Appalti Pubblici e Accreditamenti Territoriali Calabria, composto dalle Organizzazioni sindacali CGIL FP, CISL FP, FISASCAT CISL, UIL FPL, UILTUCS e le Centrali cooperative AGCI, Confcooperative-Federsolidarietà e Legacoopsociali – nasce in risposta alla nota con cui l’Assessorato ha illustrato il percorso avviato per affrontare il tema dell’adeguamento delle rette dei servizi socio-assistenziali. Un tema che da anni rappresenta una delle principali criticità del sistema regionale del welfare e che oggi, secondo i firmatari, rischia di trasformarsi in una vera emergenza.
Nella lettera viene riconosciuto il valore dell’intervento approvato dalla Regione con la delibera n. 200 del 22 aprile scorso, che destina 9,5 milioni di euro ai buoni servizio attraverso il Programma regionale Fesr-Fse+ 2021-2027. Una misura considerata importante e indicativa della volontà dell’esecutivo regionale di affrontare il problema con risorse strutturali e una visione più organica del sistema dei servizi alla persona.
Il punto critico, però, è rappresentato dai tempi.
«C’è una parola che nella risposta ricorre troppe volte e che ci preoccupa profondamente: future», scrivono i rappresentanti del settore. Una parola che, secondo cooperative sociali e sindacati, rischia di scontrarsi con la realtà quotidiana di centinaia di strutture che operano nell’assistenza ad anziani, persone con disabilità, minori e soggetti fragili.
Negli ultimi anni i costi di gestione sono aumentati in maniera significativa: energia, contratti di lavoro, materie prime, adempimenti normativi. Spese che continuano a gravare sugli enti gestori senza che vi sia stato un adeguamento delle tariffe riconosciute per i servizi erogati.
Da qui la frase che sintetizza il senso dell’intero documento: «Il tempo non è neutro. Il tempo è un costo». Ogni rinvio, sostengono i firmatari, viene assorbito dalle cooperative attraverso sacrifici economici sempre più difficili da sostenere. E il rischio non riguarda soltanto la tenuta dei bilanci delle strutture, ma la continuità stessa dei servizi destinati alle persone più vulnerabili.
La lettera evita toni ultimativi e riconosce apertamente le difficoltà finanziarie e procedurali con cui deve confrontarsi la Regione. Tuttavia chiede un cambio di passo sul piano della programmazione: un calendario definito, tappe verificabili e un coinvolgimento concreto delle rappresentanze del settore nella costruzione delle soluzioni.
L’appello è chiaro: accelerare i processi già avviati e fare in modo che le risorse stanziate possano raggiungere il territorio nel più breve tempo possibile.
Dietro la questione delle rette, infatti, non c’è soltanto un confronto tecnico tra amministrazione e operatori. C’è il futuro di una rete di servizi che rappresenta uno dei pilastri meno visibili ma più importanti del welfare calabrese. Un sistema fatto di assistenza domiciliare, comunità alloggio, centri diurni e strutture residenziali che ogni giorno garantiscono sostegno a migliaia di famiglie.
Per questo il passaggio forse più significativo della lettera è quello in cui si mette in guardia dal rischio di un «collasso silenzioso». Un’espressione che richiama l’attenzione su una fragilità spesso sottovalutata dalla politica: quando un servizio sociale chiude o riduce le proprie attività, le conseguenze non si misurano soltanto in termini economici ma soprattutto umani.
Il documento si chiude con una disponibilità al dialogo che appare come una mano tesa alle istituzioni regionali. «Oggi, non domani», precisano gli estensori. Perché, ricordano, il welfare non può essere considerato soltanto una voce di bilancio, ma il metro con cui una comunità misura la propria capacità di non lasciare indietro nessuno.
Ed è proprio questo il messaggio politico più forte contenuto nella lettera: la sostenibilità del sistema sociale non può essere rinviata a una stagione futura. Perché mentre la programmazione segue i suoi tempi, i bisogni delle persone fragili continuano a bussare ogni giorno alle porte dei servizi.









