La verità è che “Giocare con i piedi rovescia il mondo”… e regala emozioni inimmaginabili. Intanto, si stanno giocando i campionato del mondo, senza l’Italia
di Maurizio Bonanno
Quarant’anni fa, il 22 giugno 1986 Diego Armando Maradona realizza il gol più bello di tutti i tempi… Il calcio raggiunge il suo punto più alto. 40 anni dopo rimane il ricordo di quello che può essere ancora oggi il calcio, lo sport più semplice, più popolare, eppure più complesso, più iconico.
Ma quello non fu solo un gol: fu molto di più. Fu il riscatto di un intero popolo, quello che aveva subito e sofferto una delle più atroci dittature militari. Quello che aveva subito e sofferto una disonorevole sconfitta militare. In quel campionato del mondo, in quel 22 giugno 1986 il gioco delle combinazioni aveva messo di fronte proprio Argentina e Inghilterra. Quattro anni prima, il 14 giugno 1982 si era conclusa tra i due Stati una guerra lampo con la sconfitta degli argentini.
La cosiddetta guerra delle Falkland (o guerra delle Malvine) fu un breve ma intenso conflitto combattuto nell’Atlantico del Sud dal 2 aprile al 14 giugno 1982 tra l’Argentina e il Regno Unito per il controllo delle omonime isole, della Georgia del Sud e delle Sandwich Australi. Il 2 aprile 1982, le truppe argentine occuparono le isole. L’azione fu ordinata dalla giunta militare guidata dal generale Leopoldo Galtieri nel tentativo di risollevare la propria popolarità interna. Il primo ministro britannico Margaret Thatcher rispose inviando una potente task force navale e militare nell’Atlantico meridionale.
La guerra si concluse il 14 giugno 1982 con la resa delle forze argentine. Il bilancio finale fu di 635 morti argentini e 255 britannici. Le conseguenze furono profonde: la sconfitta portò alla caduta della dittatura in Argentina, mentre nel Regno Unito la vittoria rafforzò notevolmente il governo Thatcher.
Quattro anni dopo quel conflitto, le nazionali di calcio delle due Nazioni si ritrovarono una di fronte l’una all’altra e quello che accadde è storia.
Quel gol è il Gol del secolo (noto altresì come il Più grande gol nella storia della Coppa del Mondo FIFA, un premio conferito al giocatore autore del più bel gol in un’edizione della Coppa del mondo FIFA, deciso da un sondaggio sul sito internet della stessa FIFA
Fu precisamente il secondo gol di Diego Armando Maradona nei quarti di finale del campionato del mondo 1986 siglato allo stadio Azteca di Città del Messico, cinque minuti dopo l’altro famoso e controverso episodio per cui è spesso ricordato, quello della Mano de Dios. Siamo a nove minuti dall’inizio del secondo tempo, Héctor Enrique passa la palla a Maradona circa dieci metri all’interno della propria metà campo. Il fantasista e capitano dell’Albiceleste inizia a quel punto una corsa di 60 metri in 10 secondi, diritto verso la porta inglese, lasciandosi alle spalle cinque giocatori avversari (Hoddle, Reid, Sansom, Butcher e Fenwick) e alla fine anche il portiere Shilton, superato in dribbling prima di depositare in rete il pallone del parziale 2-0 per i suoi.
Viene ricordata in particolare la telecronaca di Victor Hugo Morales; quelle parole pronunciate dal cronista, in diretta, durante la lunga cavalcata del calciatore argentino contro la formazione inglese:
«… la tocca per Diego. Ecco, la tiene Maradona. Lo marcano in due, tocca la palla Maradona. Avanza sulla destra il genio del calcio mondiale, e lascia lì il terzo e va a toccarla per Burruchaga… sempre Maradona! Genio, genio, genio! Ta-ta-ta-ta-ta-ta! Gooooool! Goooool! Voglio piangere… dio santo, viva il calcio! Che gol! Diegoooool! Maradona! C’è da piangere, scusatemi… Maradona in una corsa memorabile, la giocata migliore di tutti i tempi. Aquilone cosmico, da che pianeta sei venuto per lasciare lungo la strada così tanti inglesi? Che il Paese sia un pugno chiuso che esulta per l’Argentina! Argentina 2, Inghilterra 0! Diegol, Diegol, Diego Armando Maradona! Grazie Dio, per il calcio, per Maradona, per queste lacrime, per questo Argentina 2, Inghilterra 0…».




Per la cronaca, l’Argentina vinse 2-1 e passò in semifinale per poi vincere anche la finale e laurearsi Campione del mondo. Ma è quella partita, quel gol che rappresenta il riscatto di un intero popolo, un popolo sconfitto che ritrovò il sorriso e l’orgoglio perché Maradona se lo portò sulle spalle in quella straordinaria cavalcata fino al gol!
Succedono ormai raramente imprese come quella, ma quando si compiono danno il senso e il valore di questo sport, il più popolare, il più praticato al mondo.
Sin dalla sua nascita, quando i giovani universitari dell’aristocrazia inglese si accorsero intorno al 1880 che le squadre di operai e minatori cominciavano inopinatamente a batterli stabilendo non solo una mescolanza sociale, ma un vero e proprio riscatto sociale dovuto a un pallone che se ne va sull’erba dimenticando la differenza tra classi.
Un destino poco gestibile che sembra compiersi ancora oggi, con nazioni piccole, umili, socialmente ed economicamente deboli, che, in questo campionato del mondo 2026 (senza l’Italia degli snob superpagati) danno lezioni giocando con passione e divertimento a dispetto di tutte le tattiche che i più raffinati hanno provato ad inventare nel tentativo di dare un preciso indirizzo, a mandare la partita non dove può andare ma dove è utile che vada secondo i diktat degli sponsor. La tattica accenna alla scienza che avrebbe dovuto limitare il caso, i risultati “a sorpresa” dimostrano che non ci riusciamo, non è possibile. La palla rotola ancora indipendente.
Non basta Guardiola, non basta Arteta o Luis Enrique. Non bastano gli sceicchi. C’è sempre un lato oscuro della forza. Questa è l’eterna modernità del calcio, che fa come vuole, come capita.
Una tattica si mostra, dopo venti volte che la vedi la conosci. E si ricomincia.
In Italia inventammo il catenaccio come una specie di socialismo contro la forza delle grandi squadre. Se loro sono migliori, noi ci difendiamo e ripartiamo. Fu uno straordinario modo di ridistribuire ricchezza tecnica. Tanto che alla fine giocarono così anche le grandi squadre, difendersi divenne quello che era sempre stato, un modo di essere. Poi, venne il tiki taka.
Il calcio è l’unico linguaggio universale perché non rappresenta un paese, rappresenta l’uomo. Viene da dentro, avrà sempre mille interpretazioni, ma non lo leghi a niente. È questa la vera felicità: non sapere mai, giocare sempre. E poi vedere.
E quando spunta un talento straordinario, un Maradona – e, perché no: un Baggio e pure un Messi – vedere è uno spettacolo. Di più, può rappresentare il riscatto di un intero popolo, come fu in quel 22 giugno di quarant’anni fa, come fu per il primo scudetto della storia del Napoli. Il primo scudetto giunto più a Sud nella storia del calcio italiano. Questo è stato Maradona!
La verità è che “Giocare con i piedi rovescia il mondo”… e regala emozioni inimmaginabili: Diegol, Diegol, Diego Armando Maradona! Grazie Dio, per il calcio, per Maradona, per queste lacrime…










