Al tavolo del baccarat si consuma l’ultima partita: chi ha cresciuto il giovane filosofo, che con lui ha mangiato e bevuto, scopre che dal Palazzo prima o poi arriva il conto
di Marcello Bardi
Seneca ha riflettuto, lo ha fatto in una estate cocente, e alla fine, alle soglie di ferragosto, ha deciso.
Ha chiamato Nato (che già dal tavolo del baccarat aveva avuto tanto) e ha compiuto il grande passo. Quello che Churchill da tempo gli chiedeva per potersi finalmente liberare da certe preoccupazioni superflue: Stai tranquillo – lo assicurava Clementine – non hai nulla, non sei malato, non hai bisogno della dottoressa e di certo non devi fare testamento: che ti serve stare col notaro?!
Churchill e Clementine così lo circuivano fidando sulle fragilità di questo giovane, espressione di una città diversa, mentre il tavolo del baccarat, sotto la regia discreta di Clementine mostra una realtà cupa e poco chiara, in cerca dell’inciucio, nella pochezza e soprattutto in cerca del…mensile da investire nel baccarat!
Certo, non che il notaro le avesse fatte tutte giuste. Tutte? Macchè… con questo soggetto, neanche una!
Poteva essere a capo di tutti i rioni ed invece aveva ceduto il posto al vecchio saggio della Cerasarella, che poi lo aveva puntualmente trombato; poteva essere tra gli astronauti ma tenendosi aggrappato a Nato e Seneca, non era salito; ma soprattutto aveva assistito, sopportato e supportato Seneca per due anni e mezzo, nella sua dimora, come un figliolo. E Seneca, ovviamente, lo ha subito ripagato. Come non pensare che certi organismi mordono, e prima o poi mordono pure i loro benefattori. Anzi, prima loro, poi gli altri!
E i segnali c’erano stati tutti; tutti vedevano che il filosofo dei filosofi camminasse per conto della signora!
Che sedesse ormai da tempo al tavolo di Clementine-Agrippina e di Churchill-Nerone!
Suvvia, non esageriamo! Quale Nerone, lui non era nemmeno come Claudio, lo zuccone!
Ai primi lampi di genio, il buen notaro era stato avvisato. Ma lui, niente!
Duro come una roccia, dopo averlo fatto eleggere in un consesso lo aveva portato pure nell’altro. Perché facesse danni pure a Bitonto!
Il sogno di qualunque bambino è stato sempre quello di volare ed il notaro, diventato grande, non chiedeva altro: salire sull’Astronave. Ma Seneca, d’accordo con Nato, il magnifico, sperando di poter entrare prima o poi nella stanza dei bottoni, di poter quantomeno accomodarsi al tavolo del baccarat, aveva orchestrato l’agguato. E insieme avevano provato a far vincere Catanzaro!
D’altronde, quando di mezzo ci sono Churchill e soprattutto Clementine, l’eliminazione degli amici-nemici riesce sempre alla perfezione.
Per l’ufficialità, ma solo per quella, si è atteso fin quasi a Ferragosto.
Il notaro era in barca, tranquillo! Con lui c’erano Lele d’Acquaro e don Ernesto, a progettare il futuro. Seneca, assiso dall’alto della Cerasarella, con la città ormai deserta, si precipitava allora nel Palazzo e consegnava a Tonio…uno esperto…l’editto destinato a rimanere nella storia. Non c’è poi tanto da meravigliarsi…come altri, ha mangiato, ha bevuto e poi?
Ha tradito. E così, salito sul punto più alto della Cerasarella, Seneca ha sputato ed ha fatto centro: ha colpito proprio quel piatto con cui si era nutrito!
In piena estate, nel tentativo di far parlare qualcuno delle sue res gestae.
Adelante, Seneca!
Così van le cose a Palazzo. Chi sarà il prossimo ad essere…trombato?











